giovedì 2 maggio 2013

Oggi è definitivamente morta la lingua italiana del calcio.

Articolo di Andrea Piso, su itasportpress.it

Oggi ho definitivamente assistito alla morte della lingua italiana anche nella terminologia calcistica.
Sono un italiano, un italiano vero...
Non ci posso fare nulla, ma trovo imbarazzante oltre ogni misura l’uso spropositato di questi neologismi che non fanno altro che essere “calchi” di lingue straniere.
I termini remontada, triplete, in the box, danno enfasi alle mie considerazioni, in virtù di un’esaltazione che l’italiano generico medio continua a portare avanti nei confronti di idiomi che non corrispondano al suo. Ma perché? Forse è vero che nel nostro Paese siamo sempre stati abituati a subire il “fascino” del diverso, dell’esotico o di qualcosa che esulasse dalla nostra identità nazionale.
Assolo, doppietta...triplete
Forse fa più fighi dire che l’Inter ha vinto il triplete, anziché banalizzare il concetto con un modesto italianismo quale “tripletta”; probabilmente sarà frustrante dover dire che il Real Madrid non è riuscito nell’impresa della Rimonta, ma se asserisci che trattasi di Remontada, beh le cose cambiano e magari l’impatto mediatico ed emozionale risulta più affascinante.
Io di affascinante non vedo nulla nel sapere che la Patria di Dante, Petrarca, Foscolo e Leopardi debba annichilirsi dietro ipocriti gesti di esterofilia, che non fanno altro che depauperare la nostra identità e la nostra storia.
Ho vissuto tanti anni in Spagna (già, la Patria del Triplete…), e posso assicurarvi che il popolo spagnolo evita qualsivoglia uso di termini stranieri: pensate che se a Madrid voglio acquistare il celebre panino “hot dog”, dovrò chiedere un perrito caliente (traduzione letterale di cane caldo), così come se devo comprare un computer dovrò chiedere un ordenador.
Forse il mio essere così retrogrado non mi consente stare al passo coi tempi, ma ho amato troppo Manzoni per permettermi tali scempi.