sabato 8 settembre 2012

PIGS: STORIA DELLA PAROLA E QUESTIONI EUROPEE



I PIGS, qui con Irlanda, senza Italia.

Da qualche anno sui giornali si trova il termine PIGS, che tutti ormai riconosciamo come acronimo di Portogallo-Italia-Grecia-Spagna: quei paesi che vivono attualmente una crisi economica che rischia di spazzarne via le ricchezze, i servizi, persino molti diritti individuali e collettivi. Ma simultaneamente l’acronimo PIGS viene riconosciuto da tutti (o quasi) anche come “pigs”, "maiali" in inglese. Difatti, anche se sui giornali italiani si trova spessissimo, l’acronimo ha assunto, fin da subito, proprio in virtù della sua doppia lettura, un valore negativo, dispregiativo verso quei paesi cui si riferisce.

“PIGS, PIIGS (o GIPSI), PIIGGS e PIGGS sono acronimi utilizzati da giornalisti economici, per lo più di lingua inglese, per riferirsi a diversi paesi dell'Unione europea. Si tratta di acronimi dispregiativi ma usati anche come termini tecnici, con cui si accomunano paesi contraddistinti da situazioni finanziarie non virtuose.”

Facciamo una breve storia di questa parola. L’acronimo PIGS, pare abbia cominciato a circolare sui giornali in lingua inglese dagli anni novanta, indicando fin da subito -stando a Wikipedia in italiano e in inglese, i francesi non sono d'accordo- i quattro paesi del mediterraneo che abbiamo detto. Tra parentesi è interessante notare che il modello europeo attuale, cioè Franco-tedesco, non regge proprio in quei paesi organizzati diversamente, per varie ragioni culturali e storiche: i paesi mediterranei. Più tardi la I di Italia è stata affiancata a un’altra I, di Irlanda, (PIIGS) o sostituita con questa. Più recentemente ancora è stata aggiunta una G (PIGGS o PIIGGS), di Gran Bretagna.

Ufficialmente, però, la parola è in un certo senso “morta” nel 2008, cioè quando i portoghesi e gli spagnoli si sono indignati. Si sono indignati perché, come riporta ancora Wikipedia:

PIGS è un termine dispregiativo e razzista; a causa di questa connotazione, il quotidiano Financial Time e la banca Barclays Capital hanno deciso di bandire l'uso del termine.”

Quindi, anche se per questioni extralinguistiche, ecco un'altra parola che gli inglesi non usano, ma gli italiani sì. La cosa interessante è notare che la Spagna e il Portogallo non ci sono stati, a farsi chiamare “maiali”; mentre gli italiani, forse per un certo (giustificato) senso di colpa, ma anche per abituale servilismo di fronte al mondo anglosassone, sono stati al gioco. Pure questioni anglosassoni, il famigerato "politicamente corretto" da noi, per fortuna, non ha mai attecchito. Ma è solo questione di "correttezza"? È interessante, dico, chiedersi perché la polemica da noi non è arrivata, o è arrivata in maniera molto ovattata, e con toni comunque sottomessi. Cito un articolo antico del Sole24ore, che prende spunto, per far notizia, da uno scritto in cui un economista inglese sostituisce la I di Italia con quella di Irlanda invece di metterne due, come fanno altri. Ovviamente la scelta è dettata dai temi toccati dal giornalista inglese, che non parlava dell’Italia. Ma per noi, tanto basta per titolare fieri: “L’Italia esce dal club dei Pigs”. Il giornalista del Sole24ore conclude:

“Bontà loro... È ingenuo pensare che sia possibile anche solo inquadrare i problemi economici con un gioco di parole, per qualcuno forse divertente, per altri puerile. È pure ingeneroso: la Gran Bretagna è stato l'ultimo grande europeo a uscire dalla recessione, non ha conti pubblici in ordine e ha visto il suo modello di sviluppo andare in frantumi. Gli Usa hanno causato la crisi e hanno un deficit mostruoso. Un po' di modestia non guasterebbe.
vignetta sui PIGS, con Italia e Irlanda

Il tono è decisamente più pacato, di chi accetta con deboli obiezioni; rispetto a spagnoli e portoghesi che direttamente accusano gli anglosassoni di razzismo, anche con affermazioni chiare di uomini politici di primo piano (cfr Wikipedia). Noi italiani abbiamo invece, fin da subito, adottato la parola, come abbiamo fatto con molte altre dall’inglese; e continuiamo a usarla, siamo rimasti soli, ma continuiamo. È una parola dispregiativa contro noi stessi, ma continuiamo a usarla, alla faccia delle polemiche. Questo è un buon indizio, mi pare, della nostra volontaria e devota sottomissione alla cultura dominante, quella anglosassone.

Dall’altra parte, però, bisogna osservare che anche gli anglosassoni ci mettono del loro, dimostrando ancora una volta il loro disprezzo per la cultura latina. È vero che sono proprio i paesi del mediterraneo a soffrire di questa crisi, ma proprio per questo è lecito chiedersi se non sia un errore di sistema, visto e considerato che i PIGS hanno marcati tratti culturali in comune; domandarsi se non ci sia troppa “germania” nel modello di mercato europeo, che per questo non ha retto nei paesi latini. Inoltre, mi si dica pure che esagero, sono i paesi del mediterraneo a vedere la loro sovranità minacciata in nome di un’unione (quella europea); e questi stessi paesi stanno subendo, da anni ormai, e da più lati, una vera campagna denigratoria. Ci dicono di "fare i compiti", minacciano di mandare ispettori esterni in Grecia... È forse un po’ forzato rapportare il sud dell’Europa al sud dell’Italia e a come venne defraudato di tutto, in nome dell’unità (d'Italia)?

È forzato vedere nel termine PIGS un equivalente internazionale del termine “terroni”? Forse no, se andiamo a vedere in che modo è stata sostituita, dagli anglosassoni, la parola che spagnoli e portoghesi tanto veementemente hanno criticato: “GIPSI”. L’acronimo è lo stesso; non c’è più la questione della I, se sia Italia o Irlanda: sono tutte e due. Eppure ricorda in modo inequivocabile “gipsy”; zingaro, in inglese. A prima vista si potrebbe obiettare che, proprio per la doppia I, ormai l’Irlanda è inclusa inequivocabilmente nel gruppo dei maiali. E l’Irlanda certo non è un paese mediterraneo… No; ma è uno dei paesi europei che con più forza ha osato opporsi a certe basi costitutive di QUESTA Europa. È l’unico paese, l’Irlanda, a parte quelli del sud, con una forte presenza cattolica; ossia in cui la religione ha ancora ("purtroppo" è un altro discorso) un peso nelle scelte degli stati, delle masse, dei singoli. Il che vuol dire una società e una mentalità formate in un certo modo, diverso dal modello anglo-protestante che domina l’Europa attuale. non più "terroni" (PIGS) ma poveracci, diversi e disprezzabili GIPSI. Anche l‘Irlanda; anche lei fa parte degli inassimilabili e, per questo, fastidiosi zingari.

A questo punto, dato che anche il secondo acronimo sa di insulto (insulto ancor più grave e più razzista, che implica anche gli zingari) ci si potrebbe forse arrendere alla potenza del linguaggio, che crea parole e sensi dove a priori non ce ne sono. Autoaccusarci de dietrologia e perbenismo. Oppure si potrebbe dar ragione agli spagnoli, che ritengono il termine razzista, e smettere di usarlo; e non tanto perché anche Gran Bretagna e America hanno problemi di bilancio; ma perché dobbiamo prendere consapevolezza che è il modello che ci hanno -e che ci siamo- imposti, non si applica ai nostri paesi, quelli latini. Con questa coscienza si potrebbe, se noi volessimo, e se volesse anche la controparte, partecipare attivamente, da pari, al dibattito a Bruxelles, e spingere l’Europa del sud verso il suo carattere reale: mediterraneo, con i pro e i contro di questa civilizzazione. Con i pro (che sono tanti) e i contro del contatto con paesi diversi da noi.

Unità e omologazione non sono la stessa cosa. Uguaglianza dell’individuo (o della nazione) di fronte agli altri, non implica necessariamente uguaglianza di tutti di fronte a un modello unico (quello, ovviamente, del più forte), non implica l’omologazione.

Ant.Mar.