sabato 20 aprile 2013

BREVETTO EUROPEO: RESPINTO RICORSO ITALIA E SPAGNA. COSA CI RESTA DA FARE?

Ufficio Brevetti Europeo, segnaletica nelle tre lingue dominanti.
IL PRECEDENTE: Tempo fa ne avevamo parlato (cfr articolo): la polemica sulla lingua da usare per la creazione del brevetto unico europeo non cessa, nonostante il lungo tempo trascorso. L’Ue, a dicembre scorso, ha disciplinato con regole uniformi il deposito e la registrazione del brevetto unico europeo. Uno strumento che per una volta era riuscito a mettere d’accordo quasi tutti. Quasi. All’accordo hanno aderito infatti solo 25 paesi su 27. Chi è rimasto fuori dal coro? L’Italia e la Spagna, che si sono messe di traverso, come sempre, davanti all’adozione del trilinguismo inglese-francese-tedesco; e hanno fatto ricorso.

OGGI: La Corte di giustizia dell’Ue respinge i ricorsi di Italia e Spagna al pacchetto legislativo (sentenza nelle cause riunite C‑274/11 e C‑295/11, Spagna e Italia / Consiglio), poiché ritiene infondata l’argomentazione dei due Stati, secondo cui la tutela conferita da tale brevetto unitario non apporterebbe benefici in termini di uniformità, e dunque di integrazione rispetto al brevetto europeo (garantito dal diritto nazionale). Il brevetto unitario sarebbe concepito invece per conferire una tutela uniforme sul territorio di tutti gli Stati membri partecipanti alla cooperazione rafforzata, e non vuole quindi arrecare danno al mercato interno, alla coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione. Inoltre, secondo la Corte, non lede le competenze i diritti e gli obblighi degli Stati membri che non partecipano alla cooperazione rafforzata.


Innanzi tutto c’è da dire che stupisce la decisione della Corte di Giustizia Europea se si pensa a quella praticamente uguale sui Bandi di concorso (cfr articolo). In quel caso l’Italia e la Spagna l’ebbero vinta, e il trilinguismo imperante venne descritto come “discriminazione linguistica” dalla sentenza della stessa Corte. Ma, sembra, dopo circa 40 anni di progettazione e di tentativi falliti, il brevetto unico è destinato a divenire realtà a partire da fine aprile quando sarà possibile registrare le invenzioni con un solo atto in tutto il territorio europeo. Ma Italia e Spagna sono escluse.

I due Paesi hanno rifiutato di aderire a causa del trilinguismo (inglese, francese e tedesco) previsto per la domanda di deposito del brevetto, e hanno conseguentemente presentato ricorso alla Corte Ue chiedendo di annullare, adducendone l’invalidità sotto molteplici profili. Allo stato attuale, quindi, il brevetto europeo con effetto unitario non fornirà protezione in Spagna e in Italia, le quali però, pur avendo inizialmente rifiutato di parteciparvi, potranno comunque richiedere la tutela europea per le invenzioni registrate, che saranno però soggette a una tassazione doppia di quella riservata agli altri paesi europei aderenti al patto. Le aziende italiane e spagnole, infatti, dovranno pagare le tasse di convalida e mantenimento all'Ufficio di Monaco per il brevetto unitario; ma anche all'Ufficio dei brevetti italiano e spagnolo. Potremo, al loro buon cuore, scegliere di aderire alla cooperazione rafforzata anche in un secondo momento. Puntano sul fatto che ci si arrenda.

REAZIONI: E non hanno tutti i torti, visto che il governo italiano, messo alle strette dopo la sentenza, si è detto disposto ad aderire alla cooperazione rafforzata, e che gli eurodeputati del PD Patrizia Toia e Luigi Berlingue, in una nota congiunta, hanno scritto che, «dopo la decisione della Corte di giustizia di rifiutare il ricorso italiano e spagnolo sul nuovo sistema europeo dei brevetti non si capisce perché l’Italia debba mantenere ancora il veto sulla partecipazione alla cooperazione rafforzata. Non c’erano ragioni prima e ce ne sono ancora meno adesso. Si tratta di una misura cruciale per la crescita e per il completamento del mercato interno. Siamo sempre stati a favore di una soluzione più coraggiosa e avanzata ma, oggi più che mai,  è ora di rompere gli indugi e aderire pienamente a questa importantissima opportunità per le imprese e per l’innovazione».

Di segno opposto invece il giudizio unanime espresso dagli eurodeputati indipendenti dell’ELD, Claudio Morganti e Oreste Rossi, e dall’europarlamentare leghista ELD Giancarlo Scottà: «La decisione della Corte di giustizia UE ci rammarica in quanto va a rafforzare la supremazia dell’asse franco-tedesco in Europa, a discapito delle nostre imprese che, a causa del trilinguismo, saranno costrette a sostenere costi maggiori per il brevetto europeo».

Intermedia la posizione di Oreste Rossi: «Avremmo potuto accettare un brevetto monolingue in inglese, ma l’aggiunta del francese e del tedesco è inaccettabile».

«Di fronte a queste notizie – ha dichiarato Morganti – non ci si stupisca dell’euroscetticismo crescente da parte di imprese e cittadini, vista la mancanza di democrazia nella scelta del trilinguismo, che non tiene conto delle altre lingue dell’Unione».

«Ci rimane la vittoria dell’italiano nei bandi di concorso UE, ma questa non è sufficiente per far sì che l’Europa compia quel passo avanti verso un’autentica integrazione tra gli Stati membri», ha concluso Scottà, riferendosi alla sentenza dello scorso anno che accennavo sopra.

Giorgio Pagano, presidente dell’ERA (Esperanto Radikala Asocio), è più diretto: “Il pronunciamento della Corte Ue conferma il regime linguistico che, di fatto, i popoli forti del nord vogliono imporre ai popoli del sud Europa, come Italia e Spagna. La situazione appare veramente grave e compromessa, se lingue come l’italiano, la quarta lingua più studiata al mondo, e persino lo spagnolo, quella con più madrelingua dopo il cinese, vengono relegate in un angolo.”

PERCHÉ: L’interesse linguistico della cosa sta nel fatto che, trattandosi di invenzioni, si useranno una quantità di parole tecniche e nuove, che verranno a noi solo in lingua straniera

Inutile dire che per Pagano bisognerebbe assegnare all’Esperanto il ruolo di lingua unica, per eliminare ogni dominazione economica culturale e linguistica. Non ha tutti i torti.

Non ha tutti i torti nemmeno chi dice che solo l’inglese, in questo caso, sarebbe stato forse più accettabile. Ci si sarebbe quantomeno potuti nascondere (o "arrendere") dietro l’idea radicata che l’inglese sia lingua internazionale quasi per volontà di dio e quindi tanto vale…

Ma è in particolare il trilinguismo ad offendere la Spagna e l’Italia proprio perché così è evidente, sbattuto in faccia senza tanta delicatezza, che il rapporto tra potere economico e rappresentazione linguistica è stretto. Nel caso dello spagnolo in particolare, non si capisce proprio perché escludere una delle lingue europee più parlate al mondo, (cfr articolo)… 

Una minima tutela linguistica, ad ogni modo, c'è, ed è giusto dirlo; ma solo per i paesi aderenti. Il brevetto assicura cioè una considerazione linguistica ai 25 stati aderenti (Italia e Spagna fuori): i brevetti saranno sì disponibili in inglese, francese e tedesco; ma le domande potranno essere presentate in tutte le lingue dell'UE. I costi di traduzione verso lingue diverse dalle tre ufficiali saranno oggetto di compensazione. Invece noi, non solo dovremo pagarceli da soli, ma dovremo anche pagare le tasse all'Ufficio brevetti di casa nostra, poiché distaccato all'Ufficio europeo. Oltre al danno, la beffa?

E allora, a questo punto, che dovrebbero fare la Spagna e soprattutto l’Italia, rimaste sole? Accettare questa che percepiscono come perdita di prestigio e rappresentanza linguistica? O dovrebbero continuare la loro resistenza? Dovrebbero spingere perché siano inserite anche l’italiano e lo spagnolo, o perché si scelga il solo inglese? 


Ant.Mar.