lunedì 4 marzo 2013

LICEO CLASSICO IN LINGUA STRANIERA: A NAPOLI IL TERZO ESPERIMENTO IN ITALIA



AGENDA MONTI: Poco importa che Monti abbia straperso alle ultime elezioni, con il 9,1% alla senato e il 10,6% alla camera. Poco importa che gli italiani abbiano dichiarato inequivocabilmente di non volere un capo politico “tecnico”; come poco importava quando è stato scelto arbitrariamente dal presidente della Repubblica (sotto pressioni europee) per salvarci da noi stessi. E poco importa che gli italiani abbiano di fatto ordinato, con le recenti elezioni, alla classe dirigente di cambiare il paese in una direzione, quella del M5S, che non può conciliarsi con le scelte del governo Monti.

Non importa perché, come sappiamo, Monti ha già redatto la sua famosa Agenda, che già si è cominciato a mettere in atto, e che presumibilmente influenzerà la situazione politica dei prossimi anni, Grillo o non Grillo. Per quel che ci interessa qui, è la proposta linguistica dell’Agenda a creare dei dubbi. Ne abbiamoparlato in un altro articolo: il fine è quello di rendere l’Italia un paese completamente bilingue, dalla segnaletica ai documenti ufficiali della Repubblica, che dovranno essere redatti in inglese. I problemi che questa scelta provoca sono abbastanza evidenti: in primis il distacco ulteriore che si avrebbe tra popolo e istituzioni; specie nei casi in cui le istituzioni pubbliche siano importanti e fondamentali alla democrazia, come l’istruzione e la sanità (cfr articolo).

Ovviamente, risponderebbero i sostenitori della famigerata Agenda, questa distanza tra popolo e istituzioni si può ovviare rendendo non solo l’Italia (le istituzioni) bilingue, ma gli stessi italiani. Come? Sostituendo l’italiano con l’inglese, o il tedesco, o il francese; ovviamente non con la lingua swahili, per dire, che è tra le più diffuse ma col difetto di essere africana, cioè economicamente e politicamente debole). Non più insegnando una seconda lingua, ma una prima lingua; che non sarà, però, l’italiano. Insomma: basta con questa lingua inutile e inespressiva che si parla in questo paese! l’insegnamento dev’essere fatto in lingua straniera. L'idea è nata per quel che riguarda i licei linguistici, ma si è subito estesa anche agli altri istituti superiori.

il liceo classico "Garibaldi" di Napoli
CICERONE IN TEDESCO: È infatti di ieri la notizia che a Napoli il liceo classico statale “Garibaldi” comincerà, a partire dal prossimo anno scolastico, un corso denominato "liceo classico internazionale in lingua tedesca" presso lo storico complesso di via Pecchia. 


Il tedesco è una lingua che fino a pochi anni fa soffriva come oggi soffre l’italiano. Il che dimostra oltre ragionevole dubbio quanto il potere sia legato al prestigio di una lingua (cfr articolo). Il Garibaldi è già il terzo liceo in Italia, insieme al “Galvani” di Bologna e il “Socrate” di Bari. Il progetto prende le mosse dal memorandum Italia-Germania sottoscritto proprio nella metropoli partenopea a novembre scorso, dai ministri del Lavoro Elsa Fornero e della Pubblica istruzione Francesco Profumo da un lato, dal membro del Governo Merkel con delega agli Affari sociali Ursula von der Leyen dall'altro. Un accordo importante – spiegarono all'epoca i ministri – perché stimola le relazioni tra i giovani e le aziende dei nostri due Paesi.

Molti docenti del "Garibaldi" - spiega la dirigente Colantonio – già conoscono il tedesco e abbiamo recentemente ospitato venticinque studenti provenienti dalla Germania in occasione del nostro annuale certame sui testi di Virgilio. La nostra è una iniziativa pilota in Campania, poiché esistono solo altre due scuole in Italia con questo indirizzo, a Bologna e a Bari. Ci sono molti punti di contatto tra cultura classica e cultura tedesca e noi vogliamo dare l'opportunità ai giovani napoletani di ampliare le proprie competenze per potersi inserire nel modo migliore nel mercato del lavoro europeo.

Se è per i punti di contatto, ce ne sono molti anche tra la cultura classica e quella italiana; ma soprattutto i punti di contatto sono immensamente di più tra la lingua latina e quella italiana, che fa parte delle lingue “romanze”, mentre il tedesco appartiene a tutt’altro ceppo linguistico, quello germanico. L’unico punto di contatto è nell’ipotetico e indimostrabile progenitore comune denominato “indoeuropeo”; una lingua di cui non si hanno tracce, accettata per convenzione, e modellata a posteriori dai linguisti che hanno trovato (o creduto di trovare) etimi comuni in tutte (o quasi) le lingue europee e quelle indiane. Insomma, un po’ pochino per giustificare un insegnamento in tedesco.

Fornero e Profumo in Parlamento
PROBLEMI: Può sembrare una buona idea, uno slancio internazionalista, quest’insegnamento in lingua tedesca; ma in effetti suscita diversi interrogativi. Innanzi tutto, essendo evidente che la lingua e il potere di un paese vanno a braccetto, è altrettanto evidente l’interesse che ha la Germania nel promuovere la propria lingua; non si capisce perché invece l’Italia non faccia altrettanto (cfr articolo). Non vi pare un atteggiamento di sudditanza quello di invitare degli studenti tedeschi in Italia, e parlargli in tedesco, quando gli studenti italiani in Germania non avranno interlocutori nella propria lingua? Perché siamo SOLO noi quelli che devono adattarsi, persino in casa nostra, all’idioma degli altri?

È evidente il perché: la Germania è la Germania, e noi siamo solo l’Italia; il paese col più alto tasso di ignoranza (non solo) linguistica sia per quel che riguarda le lingue straniere, sia persino per la conoscenza della propria lingua. Il 70% degli italiani di ogni età e fascia sociale, infatti, non sono in grado di capire un testo scritto in italiano; e tutto lascia pensare che non siano in grado di capire neanche l’orale (cfr video). Insomma non sappiamo l’italiano: ma tra poco sapremo il tedesco, che è una lingua molto più utile (forse, e finché la Germania sarà un paese ricco e potente, ma poi?)

Non sono contrario all’insegnamento delle lingue straniere, anzi! ma ritengo sia utile conoscere innanzi tutto la propria, di lingua. Eppoi: che anche gli altri imparino le lingue, tra cui l’italiano! L’insegnamento IN lingua straniera, invece, qualche dubbio me lo fa venire. Studiare il latino in tedesco? Non ha alcun senso: è come se un madrelingua italiano volesse studiare lo spagnolo.. in francese! Non ha senso, obbliga lo studente a un doppio passaggio linguistico, a una doppia fatica. E sappiamo quanto i ragazzi a scuola abbiano voglia di studiare; quanta ne avranno, di studiare con il doppio della fatica? Inoltre - chiunque parla bene una lingua straniera lo sa - leggere e studiare in un’altra lingua è sempre, e direi necessariamente, più difficile  che non studiare nella propria lingua madre. Inoltre è anche meno pregnante: un testo scritto in un’altra lingua non sarà mai compreso in maniera altrettanto profonda di quanto non sarebbe un testo scritto nella propria lingua; sarà molto difficile interiorizzarlo davvero, per ritirarlo fuori quando la conoscenza servirà. Quindi, doppia fatica, e metà del risultato.

Poi c’è un problema pratico che pare nessuno abbia ancora messo a fuoco. L’idea di base è: insegniamo in tedesco, in modo da rendere bilingui i nostri giovani, cioè competitivi sul mercato internazionale, e in questo caso particolare, tedesco. Ma siamo sicuri? Siamo sicuri che un italiano che anche parli benissimo il tedesco, possa mettersi a competere con un madrelingua tedesco nel suo stesso idioma? Non si parla di cultura e preparazione, dove può benissimo darsi che l’italiano sia migliore; ma come dimostrarlo? Parlando e scrivendo correntemente e correttamente una lingua straniera, come un madrelingua… capite l’inghippo dov’è?

E se anche potesse competere, è giusto che sia stato lui, e solo lui – l’italiano – a spendere soldi fatica e tempo per studiare un’altra lingua, mentre l’altro, il tedesco o inglese o francese, ha potuto spendere quel tempo a specializzarsi meglio nella materia, e studiarla, con minore fatica, nella propria lingua?

Ant.Mar.