mercoledì 6 febbraio 2013

AGENDA MONTI: IMPORRE IL BILINGUISMO IN ITALIA



IL BILINGUISMO - La lingua inglese è fondamentale per viaggiare, per lavorare, ma anche per studiare all’estero, per poter usare la rete in modo del tutto attivo e consapevole e molto altro. Su questo non ci piove. E non ci piove, quindi, sul fatto che è necessario un insegnamento più approfondito dell’inglese, e più precoce, cioè a partire dai primissimi anni di scolarizzazione. Vanno in questa direzione alcune proposte dell’Agenda Monti, molto attenta al problema della scarsa conoscenza della lingua inglese (e in generale delle lingue straniere) tra gli italiani.

Le idee proposte nell’Agenda Monti sono leggibili sul sito Agenda-Monti.it; ad esempio la volontà, che non pare sbagliata, di rendere l’insegnamento della lingua inglese obbligatoria fin dall’asilo; o l’intenzione, (che invece qualche dubbio lo suscita), di insegnare in lingua, nei licei linguistici, anche materie che non hanno strettamente a che fare con la lingua, ad esempio la matematica.

Più allarmanti sono la proposta di insegnare in lingua straniera materie che non hanno a che fare con la lingua anche nei licei non linguistici, (immaginate, al classico, che successo avrebbe la fisica in inglese…) o la decisione del Politecnico di Milano diinsegnare unicamente in lingua inglese a partire dal 2014. Sono allarmanti, perché non sembrano avere l’intenzione di promuovere la conoscenza di una lingua straniera, quanto piuttosto di boicottare la lingua madre, considerata sempre più inutile, proprio come il nostro patrimonio artistico e culturale. In fondo, a che serve Pompei?

Infatti, l’intenzione generale dell’Agenda Monti per quel che riguarda la lingua inglese non è, come è sempre stato, quella di insegnare una seconda lingua; bensì quella di farci diventare tutti bilingui; cosa che in teoria non è male, ma in pratica, così come l’hanno programmata, non è bene. E non lo è, innanzi tutto, perché vogliono imporre questo bilinguismo dall’alto, costringerci (costringere le nuove generazioni) a essere bilingui.

I vantaggi culturali, psichici e neurologici del bilinguismo sono evidenti e provati scientificamente, non staremo qui ad elencarli. Basterà accennare all’apertura di mente che una diversa lingua (veicolo di una diversa cultura, di una diversa “realtà”) ci apporta; e l’accrescimento delle capacità metalinguistiche, che ci permettono di scoprire e capire meglio la nostra lingua madre grazie al confronto inevitabile che ne facciamo con la seconda lingua.

COME IMPORLO - Ma si legge, sul sito dell’Agenda:
Monti... so british!
“Cambiare l'offerta formativa fin dalla scuola materna in modo che lo studio della lingua Inglese non sia più visto come una "seconda lingua" ma che invece permetta lo sviluppo di un completo bilinguismo Italiano/Inglese per permettere una completa autosufficienza linguistica.

Come farlo? Semplice: l’italiano, già insegnato MALISSIMO a scuola, lo si insegna ancora peggio, lo si considera come una lingua morta. Poi, si prendono tutti i documenti ufficiali, la segnaletica e la si riscrive tutta, in inglese, e poi, eventualmente, anche in questa lingua inutile che è l’italiano. si legge infatti, sempre sul sito:


"L'italiano è una lingua meravigliosa, in ogni sua sfumatura e dialetto. Ma per lavorare in una comunità europea sempre più integrata, per farci trovare pronti, per accedere a risorse e al Know How [scritto con le maiuscole, addirittura... ndr] internazionale è indispensabile parlare un ottimo inglese, ragionare in inglese, scrivere quotidianamente in inglese. Per questo è necessario che l'inglese penetri potentemente nella nostra società. La proposta potrebbe essere quella di mettere in doppia lingua ogni tipo di segnalazione pubblica e ogni tipo di documento ufficiale."


Dove si fa una cosa del genere? Nelle città di frontiera, per quel che riguarda la segnaletica. Si fa anche, però, e specialmente per quel che riguarda i documenti ufficiali, nei paesi colonizzati dove una potenza economico-militare impone la propria lingua e cultura. In quale dei due casi rientriamo noi, non sta a me dirlo…

Sulla necessità che l'inglese penetri potentemente nella nostra società, viene da replicare solamente: ancora di più? Imparare l'inglese non vuol dire usare parole inglesi al posto delle italiane; anzi, le due cose si negano a vicenda. Conoscere una lingua vuol dire saperla padroneggiare: e saperla padroneggiare significa coglierne le sfumature. Che tutti conoscano l'nglese bene è auspicabile, anche perché questo permetterebbe una minore penetrazione (che brutto termine che usano... ci sarebbe molto da dire) nella società. Ciò che invece lasciano intendere queste poche righe è che si voglia continuare verso quello che la Società Dante Alighieri definisce, niente popò di meno, "genocidio linguistico". Un esempio tra i tanti problemi creati dall'inglese che ci "penetra potentemente"? clicca qui.

L’AUTOSUFFICIENZA? - Che succede se si insegna, per esempio, la biologia in inglese? Come minimo, succede che gli italiani non saranno più in grado di esprimere in italiano concetti elaborati in questa materia; non saranno in grado di fare ricerche nella loro lingua: perché tutto il vocabolario specialistico gli sarà inculcato in inglese fin da subito… benché sia per la maggior parte latino e greco, e che una forte componente del gergo scientifico sia italiano (Galileo vi dice niente? E Leonardo?) o preso dall’italiano. Questa, secondo voi, è autosufficienza o l’esatto opposto? Autosufficiente, fino a ieri, non era chi era in grado di sopperire ai propri bisogni con i propri mezzi? Se così fosse, autosufficienza linguistica significa essere in grado di sopperire al bisogno di nuove parole col materiale che la nostra lingua ha. E non è poca, la potenza espressiva dell’italiano… è poca quella degli italiani, che ad ogni neologismo “coerente” restano schifati, mentre godono come scolarette a dire “followami” e “failare”.

Infatti, ciò che più mi colpisce è che, a giudicare dai commenti sul sito AgendaMonti.it, gli italiani sono favorevoli a questo colonialismo che per molti versi è autoimposto. Non siamo bilingui – magari “purtroppo” – ma non lo siamo. Però, per fortuna, questa élite tecnico-illuminata fa per noi ciò che noi, poveracci, non siamo in grado di scegliere. E se un domani non sarà più l’inglese, la lingua internazionale? Rifacciamo la segnaletica in cinese?

La paura è che una volta compiuta la missione (sulla cui riuscita, comunque, dubito fortemente); una volta che ci avranno resi tutti bilingui – e incapaci di usare l’italiano “scientifico”, di usarlo in contesti “accademici” – gli verrà la brillante idea di renderci di nuovo monolingui… nella lingua sbagliata.

Vorrei continuare… ma mi infastidisce tanto questa storia che non riesco a scrivere un ragionamento coerente e un minimo approfondito. Allora concludo lasciando la parola a Churchill, sperando che la sua autorità politica vi faccia riflettere:

"Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento."

Ant.Mar.