mercoledì 20 febbraio 2013

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE (RIPUDIATA)



LA PROPOSTA: La notizia è datata, e ormai nota: ne abbiamo parlato a suo tempo su questo giornaletto. Si tratta dell’intenzione del Politecnico di Milano di usare unicamente la lingua inglese per le Lauree Magistrali e i Corsi di Dottorato, con l'esclusione dell'italiano, a partire dal 2014 (cfr articolo). 

Questa presa di posizione del rettore, accecato da un’idea sbagliata di internazionalità, non ha mai smesso, da allora, di essere oggetto di dibattito sui mezzi di informazione e in numerosi convegni. Già a suo tempo la prima reazione fu quella di un  consistente gruppo di docenti dell'Ateneo che si è espresso contro tale decisione del Senato Accademico, prima con un appello rimasto inascoltato, poi con un'azione legale di fronte al TAR, che mira a mantenere l'uso dell'italiano nelle nostre università.

Esatto: l’idea di escludere l’italiano dall’insegnamento in Italia, non suscita una risata come tutta risposta: ma un dibattito serio e articolato. Le migliori menti del paese si pongono questo problema, si chiedono se non sia una buona idea.


LA RISPOSTA: Per questo il consistente gruppo di docenti di cui sopra, in collaborazione con l'Accademia della Crusca, l'Accademia dei Lincei, la Società Dante Alighieri, l'Associazione Italiana per la Terminologia, l'Istituto Italiano di Studi Filosofici e con l’adesione del Presidente della Repubblica hanno promosso per oggi, mercoledì 20 febbraio 2013, a Milano, la Giornata internazionale della lingua madre, cui sarà dedicato il Convegno “Lingua, cultura e identità”, presso il Salone degli affreschi della Società Umanitaria.

Sarà occasione per riflettere sull’ “urgenza di identificare l’idioma di un popolo come elemento fondamentale della sua cultura e della sua identità. […]La giornata di studi prevede un ricco programma con interventi dei rappresentanti delle predette Istituzioni, con importanti studiosi e intel1ettuali che hanno animato il dibattito nei mesi successivi alla decisione del Politecnico e interventi di esperti stranieri che offriranno un panorama delle esperienze estere più significative.”

Ma dico io, era proprio necessario che tutti questi cervelloni si mettessero tutti insieme per riflettere su quanto la lingua italiana sia importante in Italia? C’era bisogno di prendere così sul serio la stupidata del Politecnico di Milano? Insomma non bastava un coro di “ma che cazzo dici?”; bisognava proprio mettersi a sprecar pensieri su cose ovvie? Ebbene si: perché ormai, con le decisioni dell’agenda Monti, non si nascondono più: vogliono escludere l’italiano, e tutto lascia pensare che lo faranno: segnaletica in inglese, persino i documenti ufficiali della Repubblica Italiana, saranno scritti in inglese. Se non è colonialismo culturale questo…

DOV’È L’ERRORE: Abolire l’italiano è uno sbaglio da diversi punti di vista. Innanzi tutto, significa imporre, ripeto: imporre una lingua straniera a dei parlanti madrelingua italiani. Poi significa danneggiare l’insegnamento, inevitabilmente impoverito dal ricorso a un lessico che non sarà MAI padroneggiato, “sentito”, come quello della propria lingua madre; cosicché si compromette pericolosamente la formazione della futura classe “dirigente”.

Inoltre si crea una barriera tra popolo e istituzioni (come sembra stiano facendo scientemente: Min. del Welfare; Spending Review…); peggio, si nega alla stragrande maggioranza della popolazione l’accesso ai gradi più alti di istruzione sulla base di un requisito linguistico. Si ritornerebbe ai tempi pre-unitari, con una borghesia colta che parla francese, e il popolo analfabeta, che parla dialetto – ciò che diventerà l’italiano se verrà escluso dal dibattito scientifico e umanistico internazionale.

D’altro canto, con questa decisione non si danneggia solo la lingua italiana, ma anche la lingua inglese. Infatti, ogni lingua che si impone in un paese che non la parla “naturalmente” (o storicamente, se preferite) – tutti i linguisti ve lo diranno – subisce continue influenze dalla lingua precedente, sottostante (substrato). Sarebbe a dire che l’inglese, imposto dall’alto nel nostro paese, assorbirebbe modi di dire, pronuncia, ecc… del tutto particolari, fino a creare una sorta di nuova lingua, davvero un “itangliano”. Prendete le lingue creole, l’Afrikaan, o il dialetto giamaicano (NB: tutti paesi colonizzati o frutto di colonizzazione…)

IL VERO PROBLEMA: Lo dicono anche gli stranieri: “English do not pose any threat to the culture or mother tongue of the countries it infiltrates unless those countries choose to give it away.” (Mishael Ahmad. guarda video).

L’inglese non rappresenta una minaccia alla cultura e alla lingua madre dei paesi in cui si infiltra, a meno che non siano questi stessi paesi a decidere di escluderle.

È proprio il nostro caso, quello che sta succedendo gradualmente, da anni, a dosi sempre più massicce, in Italia; e che ha raggiunto il massimo del minaccioso proprio con le intenzioni dell'Agenda Monti. Ma noi non ne sappiamo niente, non suscita alcun interesse: anzi! La maggior parte dei commenti che si trovano in rete sono favorevoli! A noi piace l’idea di abolire l’italiano… e a questo che devo dire?

Mi limito a dire che è questo, il vero problema: per capire che l’italiano è importante, per chi lo parla, non mi pare che ci vogliano tutte le migliori forze dell’Accademia della Crusca; ma queste servono, invece, per rispondere numerosi alla quantità impressionante di coloro che si dichiarano d’accordo con queste idee pazzesche. È il numero dei sudditi il problema, non il concetto.

Il concetto non è poi così difficile: in che lingua pensi?

Italiano? Fine del discorso.

O: fine del discorso italiano? (e inizio dell'itangliano)

Il convegno si è chiuso, forse profeticamente, con l'intervento straordinario di Dario FO che ha rappresentato il grammelot inglese

Ant.Mar.