mercoledì 25 luglio 2012

da LA SETTIMANA ENIGMISTICA, SPIGOLATURE.

Leggendo la Settimana Enigmistica numero 4191, del 21 luglio 2012. 

Pagina delle "spigolature". 

Cito integralmente, sottolineando qualche passaggio, giusto per il piacere di farlo:

"Chi usa espressioni di stampo straniero come beauty case, footing o manicure dovrebbe sapere che nessun francese o inglese si sognerebbe mai di pronunciarle. Questi presunti prestiti alla lingua italiana sono infatti per lo più travisati o deformati: a Londra il bauletto con gli articoli da trucco è detto vanity case e la corsetta mattutina jogging; e chi a Parigi si tiene in ordine le unghie fa del manucure. Va poi precisato che all'estero certi interventi di chirurgia estetica non si chiamano affatto lifting, ma facelift, e che il luogo attrezzato per ospitare tende e roulotte non è il camping, ma il campsite. Ancora, se invitati a una serata elegante non ci si aspetti che sia d'obbligo lo smoking: gli inglesi quell'abito lo chiamano dinner jacket e gli americani tuxedo."

Si potrebbe allungare la lista, ma fa caldo. Ci limitiamo, ancora una volta, a segnalare come spesso in Italia questo amore, o sottomissione, per la cultura di volta in volta dominante, raggiunge (stavo per scrivere "rasenta", ma qui ci siamo dentro fino al collo) il ridicolo; specie dal punto di vista linguistico, che è uno degli aspetti a mio avviso più lampanti e preoccupanti per le profondità che tocca nell'animo di ognuno. 

Chi usa troppi termini inglesi è ridicolo, poiché lo fa spesso senza sapere l'inglese, quasi sempre senza sapere con esattezza il significato della parola che usa, in alcuni casi i termini stranieri non adattati ce li inventiamo noi, in casa, e in barba alle possibilità innovatrici dell'italiano; l'importante è non parlare la nostra lingua, così provinciale.

Ma se non parliamo italiano, e nemmeno inglese, o francese, che cosa vogliamo parlare? Che cosa possiamo pensare autonomamente e approfonditamente?

Ant.Mar.