martedì 26 febbraio 2013

SEI UNIVERSITÀ ITALIANE APRONO I CORSI IN INGLESE



Francesco Profumo The International

1. La guerra è iniziata. Vabbé, non esageriamo… l’esperimento è iniziato: sono solo sei le università italiane che hanno aperto da pochi giorni le iscrizioni per le prime facoltà, in vari ambiti da medicina a ingegneria, interamente in lingua inglese. Le iscrizioni hanno registrato già più 700 candidati e proseguiranno fino a fine marzo. Tutto grazie all’iniziativa del ministro dell’Istruzione Pubblica Francesco Profumo, detto the International, che a margine della presentazione del master in Istituzioni e Politiche spaziali presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi), ha affermato:  

È necessaria una maggiore apertura internazionale anche nel settore dell’istruzione, e proprio in questa prospettiva abbiamo attivato dei test per facoltà in lingua inglese
Per migliorare la nostra competitività - ha proseguito il ministro - è necessario interiorizzare maggiormente l’appartenenza all’Europa. Gli studenti stranieri nelle nostre università sono appena il 2.5%, un dato troppo basso che dobbiamo assolutamente aumentare. 

2. Affianco direttamente, come a caso, quanto si legge sul sito dell’Agenda Monti:
Cambiare l'offerta formativa fin dalla scuola materna in modo che lo studio della lingua Inglese non sia più visto come una "seconda lingua" ma che invece permetta lo sviluppo di un completo bilinguismo Italiano/Inglese per permettere una completa autosufficienza linguistica. [...] Per questo è necessario che l’inglese penetri potentemente nella nostra società

3. Quindi faccio un riassuntino. Se ho capito bene: è necessario che l’inglese ci penetri potentemente, e per questo è necessaria una maggiore apertura  internazionale di anche, così da interiorizzare maggiormente l’appartenenza all’Europa, e crogiolarci con la mastu… ehm, l’autosufficienza linguistica.

Non penseranno mica che il bilinguismo sia una pratica sessuale… spinta?

4. Tornando seri, davvero pensano che gli studenti stranieri non vengano in Italia a causa della lingua in cui si svolgono i corsi? Davvero pensano che insegnare (e imparare) in inglese - abbandonando l'italiano - ci renda più competitivi, più internazionali e cosmopoliti? Davvero pensano? Come faranno i francesi, che attirano anche professori, oltre che studenti, stranieri? E gli spagnoli? Come cacchio faranno a fare scienza e cultura in una lingua diversa dall’inglese? Resta inspiegabile.

Ant.Mar.