domenica 3 marzo 2013

BEPPE GRILLO: "UN'EUROPA CHE PARLI UNA SOLA LINGUA"



Beppe Grillo, dopo l’intervista rilasciata a Focus, parla con un altro giornale tedesco, la Bild am Sonntag. Sul numero in uscita domenica 3 marzo spiega la sua visione politica ed economica del Paese e commenta i risultati del governo tecnico di Monti.

Afferma, tra l’altro: ”Sono un convinto europeo. Sono per una votazione online sull’euro, voglio un’Europa unita che sia moderna, parli una lingua comune e non undici diverse come nel Parlamento europeo”.


Innanzi tutto, sappia il buon Beppe che le lingue ufficiali nell'Unione Europea non sono 11, ma 23 (e presto saranno 24 con l'ingresso della Croazia) facciamo una piccola decostruzione: secondo Beppe Grillo un paese non può essere moderno se non parla una sola lingua. E allora il pluralismo della rete, va bene solo se monolingua? Qualcosa non quadra.

Resta soprattutto da capire quale sia, secondo lui, questa lingua comune da adottare. L’inglese? Sembra piuttosto strano che uno come Beppe Grillo, che da anni fa meritose e giuste battaglie contro il “potere” in ogni sua forma, spinga per l’uso esclusivo dell’inglese a Bruxelles.

D’altra parte, di certo, non intendeva l’Esperanto – battaglia che certamente sarebbe più coerente col suo modus operandi – visto che non ha detto direttamente, come un militante avrebbe fatto, di volere questa lingua.

Sembra impossibile, e soprattutto immotivato, che voglia che sia un'altra lingua europea, che si tratti del francese del tedesco o del polacco. Non mi azzardo nemmeno a pensare che, preso da un deirio di onnipotenza post-elezioni, voglia imporre l'italiano come lingua unica europea!

Ne deduco che, per quel che riguarda i problemi linguistico-politici europei, il buon Beppe non si sia mai interessato; come d’altronde non si è mai interessato di Cultura, con la c maiuscola (lo stesso Dario Fo se ne lamenta). Ma, per il momento, possiamo dargli torto solo sulla necessità di un’unica lingua; benché, è vero, non sia una priorità, vista la situazione del nostro paese e dell’Europa tutta.

Infatti sbaglia a denunciare il multilinguismo europeo come un problema perché i costi per le politiche linguistiche prendono a malapena l’1% della spesa UE. E sopratutto molti paesi, tra cui la Svizzera, dimostrano di fatto come il multilinguismo sia possibile, e che non intralcia minimamente la buona convivenza e qualità della politica. Certo, se come la Svizzera, fossimo TUTTI multilingui (non BI-lingui, ma MULTI-), e non solo chi non è già madrelingua inglese. Se invece si scegliesse la sola lingua inglese, i parlanti anglosassoni sarebbero privilegiati per diritto di nascita. E qualche cosa da ridire, ci sarebbe, in questo caso. Come minimo, che piuttosto è di gran lunga più ragionevole imporre l'esperanto come lingua unica, senza alcun madrelingua. Si discuterebbe ad armi pari.

Attendiamo quindi con impazienza la sua prossima esternazione su questi temi, pronti a fustigarlo, se necessario.

Ant.Mar.