venerdì 25 gennaio 2013

SMS: STORIA, CARATTERISTICHE E PROBLEMI DELLA 'LINGUA DEI MESSAGGINI'

LA LINGUA SMS: Tra le conseguenze più evidenti delle nuove tecnologie sul linguaggio certamente la più chiara di tutte, la più “pubblicizzata” e la più criticata, è il linguaggio dei messaggini, o dei bimbominkia, per dirla con superiorità. Ma che c’è di male, esattamente, nello scrivere cmq o xké? Come è nata, come si è evoluta, che conseguenze ha, perché è così osteggiata, non solo in Italia ma in tutti i paesi occidentali, la lingua degli SMS (Short Message Service)?

Partiamo dall’inizio: Nel 1984, quando la sorte della scrittura sembrava nera, ormai abbandonata da gran parte delle popolazioni occidentali in favore dei media audiovisivi, Gian Paolo Caprettini descrisse la telefonata come una “lettera simultanea”. Ci aveva visto lungo, se quindici anni dopo esce lo studio di Naomi S. Baron (Letters by phone or speech by other means: the linguistic of email, «Language and communication») che si riferisce allo scritto vero e proprio, alla posta elettronica. La prima conseguenza dei messaggini, di cui subito  linguisti si sono accorti, è stata un ritorno massiccio allo scritto; di lì a poco internet avrebbe ingigantito il fenomeno. Quindi, il primo effetto dei messaggini è stato innegabilmente positivo.

Il primo messaggio fu inviato nel 1992 da un pc, in Inghilterra; e verso la fine degli anni Novanta del 20° secolo la scrittura di messaggini era già parecchio diffusa; di pari passo, ovviamente, col diffondersi dei telefonini GSM (Global System for Mobile communications). Ma è solo con il 21° secolo che il telefono è entrato a far parte a pieno diritto tra gli strumenti di scrittura; accanto a penna, macchina da scrivere e pc. Ancora nel 2002, infatti, uno dei primi saggi dedicati in Italia ai cosiddetti messaggini si intitolava "SMS. Straordinaria fortuna di un uso improprio del telefono". Vi pare di usare il telefono in modo improprio quando scrivete un messaggino?

CARATTERISTICHE: Inizialmente il messaggino non poteva superare i 160 caratteri, e non c’era il dizionario automatico: ogni lettera bisognava cercarla premendo più volte il tasto. Proprio da questo – cioè i limiti di spazio e la difficoltà di esecuzione – derivano i vari espedienti utili per scrivere in maniera più veloce e breve. Ma è riduttivo pensare che sia un linguaggio meccanicamente determinato dalle caratteristiche del mezzo. C’è qualcosa di più, una vivacità inaspettata nella lingua dei messaggini.

Infatti, i limiti di spazio (la carta era cara, meglio non sprecarla) e la difficoltà di esecuzione (scrivere con una piuma d’oca, con un inchiostro autoprodotto, su carta scadente, a lume di candela ecc) giustificano in pieno anche le abbreviazioni che sempre gli amanuensi facevano scrivendo e copiando libri. Ma si continuò ad usarle a lungo anche nei libri a stampa. E ancora nell’Ottocento, per l'esigenza di scrivere ogni giorno decine di lettere, dato che mancavano altre forme di comunicazione a distanza, ci si serviva abitualmente di numerose abbreviazioni. Venivano quasi sempre abbreviate le formule di saluto iniziale (la più comune delle quali era C. A. 'Caro Amico') e finale (T.V. 'tutto vostro', Aff.mo 'affezionatissimo'). Da qui derivano i nostri sig.; dott.; ecc.

Ma la lingua dei messaggini è più ricca: oltre alle abbreviazioni, ci sono le grafie simboliche, le faccette, i simboli matematici (da x a 6), la punteggiatura enfatica… è una grafia decisamente più espressiva; che tenta di riprodurre (e ci riesce piuttosto bene) le intonazioni del discorso orale.

CONTRO I MESSAGGINI: Tuttavia questa grafia non piace a tutti, proprio perché appare “sbagliata”, sgrammaticata rispetto alla lingua scritta standard: e da qui si parte, sempre, per condannare i “giovani” (i bimbominkia) e il loro gergo, fino a vedere nella lingua dei messaggini una minaccia alla lingua standard.

Simili preoccupazioni sono state espresse a più riprese, non solo in Italia, ma in paesi più aperti (anche linguisticamente), come l’Inghilterra. In Francia è attivo un KomiT contr le langage SMS (nome scritto in lingua SMS francese: autoironia?) e da noi, in rete, si incontrano manifesti come Questo blog non è un essemmesse, associazioni come il Comitato xsolventi ('che vogliono siano sciolte le grafie come x al posto di per'), e immagini come questa accanto, tanto stupida che tempo fa le dedicai un articolo ad hoc. Colpisce inoltre che nelle discussioni in rete la varietà chiamata SMSiano o SMSese venga considerata poco prestigiosa, identificata con una certa rozzezza culturale e superficialità giovanile.

Eloquenti, in merito, risultano le conclusioni a cui è giunta una ricerca realizzata in Belgio su 30 mila messaggini inviati da parlanti francofoni nel corso del 2004. Da quell'inchiesta è emerso che il linguaggio SMS non è un linguaggio unico e fermo, non è standardizzato ma in continua evoluzione: cioè le innovazioni sono numerosissime e ognuno ha il suo stile, non c’è una “norma”. È esattamente, quindi, come la scrittura in volgare nel medioevo.

Inoltre, il linguaggio dei messaggini è fortemente connotato nella fascia più giovane (che dimostra un atteggiamento tutt'altro che passivo). Nella fascia d'età più avanzata, invece, si scrive per lo più come si scriverebbe una cartolina postale: con un linguaggio che non si può definire nuovo; e le poche abbreviazioni diffuse anche in questa fascia d’età sono debitrici del linguaggio giovanile, che per alcuni tratti affonda le sue radici in precedenti ben più remoti. Come la k, che era usatissima nel medioevo.

QUALI PROBLEMI?: Ariosto diceva  che (cito a memoria) “chi scrive homo senza H non è homo, e chi scrive honore senza H non è degno d’essere honorato.” Chi se la sente di condividere questo punto di vista? Nessuno? Eppure molti direbbero lo stesso per il verbo avere senz’acca: quel verbo che molti, anche grandi personaggi della nostra letteratura, scrivevano secoli orsono con una a accentata: lui à, tu ài.

Voglio dire che, a priori, non ci sono problemi nell’uso di abbreviazioni; non c’è proprio nulla di male nello scrivere “tvttb xké 6 speciale”; a parte la stupidità del messaggio, ma è un altro discorso. L’importante è avere ferma coscienza che di abbreviazioni si tratta, e di trovate espressive. Il problema arriva quando – come pare stia cominciando ad avvenire – questo tipo di grafia esce dall’ambito amichevole e internauta per approdare sui documenti ufficiali. Quando un bimbominkia usa la -k- al posto del nesso -ch-, o disegna una faccina sorridente in un tema in classe, forse ha perduto la coscienza della reale grafia della propria lingua; probabilmente ha perduto la capacità di esprimere sentimenti con le parole, e ricorre alle faccine.

Eppure, per fare un esempio, da un punto di vista strettamente linguistico la k è superiore per molti aspetti al tradizionale ch. Innanzi tutto rispecchia perfettamente la pronuncia, e divide due suoni molto diversi, la c gutturale (cioè appunto la –k-) dalla c fricativa (cioè la c preceduta dalle vocali e o i). Suono diverso = grafia diversa: semplifica il sistema e rende più coscienti della differenza. Per dire: in italiano, esistono due tipi diversi di –z-, che vengono però scritte allo stesso modo: basti pensare alla parola “razza” (la razza umana, la razza canina) e confrontarla con “razza” (il tipo di pesce). Le due parole sono molto diverse, ma niente, dalla grafia, ci fa capire la differenza; solo se conosci già la parola capirai come va pronunciata, in base al contesto. Un bel problema per gli stranieri, no? E l’italiano è una delle lingue col sistema grafico più semplice e fedele all’orale; per quanto l’idea che lo scritto sia una trasposizione del parlato è una mera illusione, facilmente smontabile.  

CONCLUDO: il riskio ke 1 articolo venga skritto in qst modo, è in realtà molto basso, e in fondo non è un “riskio”. Se ne trovano, sul blog di qualche ragazzina quindicenne, ma rimane abbastanza isolato come fenomeno. Sono evoluzioni interne all’italiano, che rispettano il sistema e che sono giustificate da motivi tecnici, dalla novità dei mezzi di comunicazione e dall’infinita creatività del linguaggio giovanile. Molto più spesso si trovano, e sono, a mio avviso, molto più preoccupanti, articoli scritti bene, in lingua standard, ma pieni di (falsi) tecnicismi anglicizzanti. Infatti, per ritornare nei confini nazionali, molti condannano lo scritto dei messaggini, mentre non si accorgono di usare l'inglese a sproposito. non si accorgono che la vera minaccia, probabilmente, sono gli anglicismi non adattati. 

È di "computer" (pronunciato compjuter) che dovremmo preoccuparci in quanto estraneo al sistema grafico italiano, non di “perké”. È “mouse” che introduce una nuovo rapporto scritto-orale, completamente estraneo al nostro sistema linguistico: non “cmq”. È  l'espressione “SMS style”, detto senza neanche rendersi conto che si usa un’espressione inglese che non rispetta né la grafia né la posizione sintattica delle parole, che minaccia la lingua di Dante.

Insomma: viva i bimbominkia e abbasso i laureati tecnici informatici economisti col loro snobbismo linguistico.

Ant.Mar.