martedì 21 maggio 2013

SE I PRETI SONO L’ULTIMA SPERANZA DELL’ITALIANO



IL NUOVO PAPA: Fin dal primo momento in cui si affacciò a San Pietro, apparve chiaro che l’immagine che questo nuovo papa voleva promuovere era ben diversa dagli orpelli, cappelloni e scettri di Ratzinger. Poi ha cominciato a dire cose che, nella bocca di un Papa, dovrebbero essere ovvie: ‘denaro falso idolo’, ‘pensate ai poveri’, ‘la corruzione è peccato’, lo Ior… e tante altre belle cose. Vedremo fin dove arriverà nei fatti; quel che ci interessa qui è segnalare come tutti i media si sono subito messi a indagare e studiare i cambiamenti nel “nuovo linguaggio” della chiesa e di papa Francesco. Dal Buongiorno con cui si è presentato alla folla, al “chiamatemi Bergoglio”, fino all’esitazione prima di istallarsi nei sontuosi appartamenti monarchici.

Ma la vera rivoluzione, senza precedenti, non sta tanto nel tipo di linguaggio – familiare o colto, amichevole o spigoloso – ma proprio nella lingua scelta. La cosa non ha colpito nessuno degli organi di informazione più grandi; ma ovviamente non è sfuggita ai linguisti nè agli esperantisti dell’ERA, il cui segretario, Giorgio Pagano ha espresso grande contentezza per le scelte linguistiche di Sua Santità. “Da oggi c'è una piccola speranza in più per la giustizia linguistica nel mondo, grazie a Papa Francesco.” Ha esordito Pagano.

Il fatto è che il Papa – non si sa quanto per necessità e quanto per scelta – si rifiuta di parlare inglese con chicchessia, in qualsiasi situazione. In quanto Vescovo di Roma, usa solo l'italiano nelle occasioni ufficiali. Già in occasione del rituale discorso di Pasqua, Francesco non volle fare l'urbi et orbi in svariate lingue, come sempre la Chiesa moderna ha fatto, ma solo in italiano. Poi, il 10 aprile, incontrando in Vaticano il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha parlato solo in italiano servendosi di un monsignore della Segreteria di Stato come interprete dall’inglese

Così, Pagano, entusiasta, afferma: “La Chiesa bergogliana sembra credere fermamente che la lingua italiana funzioni alla perfezione per vincere le sfide della comunicazione del futuro.”  E questo “simbolizza pienamente la forza della nostra lingua e la sua capacità di azione anche al di fuori dei confini dello Stato” […]  “Tutto ciò mentre questa Repubblica, sempre più preda di ladri o di neopazzi, distrugge se stessa e la propria Costituzione permettendo ad una università pubblica, il Politecnico di Milano, di svendere l'alta formazione alla lingua inglese, eliminando completamente l'italiano a partire dal 2014” (cfr articolo). Il Papa “opera sulla via della internazionalizzazione della e nella lingua italiana, mentre i collaborazionisti italiani svendono agli angloamericani il futuro dei giovani e il patrimonio inestimabile del nostro paese”.

LA LINGUA DEI POVERI: Ma, ovviamente, non poteva mancare chi, dai paesi ricchi, ironizzasse
H. Schmidt in un'esilarante scenetta comico-tedesca
sui PIGS latini, denigrati sin dai termini “tecnici” (cfr articolo). Questa volta ci ha pensato un certo Harald Schmidt, un comico tedesco. In occasione dell’omelia pasquale tenuta solo in Italiano, infatti, il buontempone ha proclamato l’italiano la lingua degli straccioni. Già, come nota il linguista Diego Marani, “il concetto di comico tedesco è difficilmente traducibile nell’immaginario collettivo di mezzo mondo”, ma a parte questo, “sicuramente il guitto d’oltralpe era più a suo agio con l’italiano da Sturmtruppen di Ratzinger, dove ogni benedizione sembrava un rastrellamento”.

Eppure, nonostante l’evidente fastidio con cui parla della questione, Diego Marani dà in fondo ragione al comico tedesco: “assieme al greco, oggi le lingue neolatine sono tutte lingue di straccioni[…] è quindi comprensibile che un Papa privilegi le lingue dei poveri nelle sue benedizioni. Ma le lingue hanno forze sotterranee che nessuno controlla. È successo che la lingua di tanti disperati messicani, per la sola forza della loro ignoranza, è diventata la seconda lingua dei potentissimi Stati Uniti. Chissà che anche l’italiano […]. In fondo una strada c’è già, e papa Francesco la indica: come si dice da sempre, l’italiano è l’inglese dei preti. Investiamo dunque in preti per difendere la nostra lingua.”  

Articolo di Marani sul Corriere.
POVERA LINGUA: Eh già: povera lingua italiana. Mentre la classe “colta” o meglio, “dominante”, spinge perché la lingua italiana sia sempre più messa da parte, nelle università, nelle scuole, negli ospedali, nei documenti giuridici e legislativi, in rete, nel linguaggio aziendale economico e informatico; dall’altro lato solo i preti, che per lavoro stanno accanto agli ultimi della terra, continuano a privilegiare la nostra lingua. La lingua dei poveracci.

Se davvero l’ultima speranza, per salvaguardare l’italiano, è la povertà crescente , che ci darà diritto ad un assistenza paternalista – come è quella della chiesa – ma nella nostra lingua… allora poveri noi, e povera lingua.

Ma, in verità, anche in questo campo, in quello che Marani chiama "la forza dell'ignoranza", sono arrivati prima coloro che vogliono che l'italiano sia messo da parte. Infatti, un parallelo con la situazione messicana sarebbe accettabile se noi, impoveriti, decidessimo di emigrare senza conoscere le lingue. Così come abbiamo fatto nel passato, creando Little Italy a New York, per esempio. Ma, dicevo, si stanno già muovendo in questo senso: è proprio di pochi giorni fa la proposta di abbandonare l'italiano nelle scuole di frontiera, per facilitare l'emigrazione a chi non trova lavoro (cfr articolo)

Insomma: neanche con la "forza dell'ignoranza" ci lasciano parlare la nostra povera lingua povera.

Ant.Mar.