martedì 2 luglio 2013

QUANDO GLI ITALIANI CHIACCHIERANO MANI E DITA FANNO IL DISCORSO.



ROMA — Nel grande teatro all’aria aperta che è Roma, i personaggi parlano con le mani altrettanto che con le loro bocche. Mentre parlano animatamente sul loro cellulare, o fumando sigarette o anche mentre rallentano le loro piccole auto nel traffico dell’ora di punta, gesticolano con un’invidiabile ed elegante coordinazione.


Dalle classiche dita unite contro il pollice che significano “che cacchio vuole da me?" o "Non sono nato ieri" a una mano che viene roteata lentamente, indicando "ad ogni modo…" , vi è una eloquenza del gesto italiano. In una cultura che premia l’oratoria, nulla sgonfia l’aria retorica di qualcuno più rapidamente.
 
Alcuni gesti sono semplici: il lato della mano contro il ventre significa fame, il dito indice sulla guancia significa qualcosa ha un buon sapore, e toccando il proprio polso è un segno universale per “sbrigati”. Ma altri sono molto più complessi. Essi aggiungono una inflessione - di fatalismo, la rassegnazione, stanchezza del mondo – che è una parte dell'esperienza italiana importante come il respirare.
 
Due mani aperte possono fare una domanda vera e propria: "Che cosa sta succedendo?" . Le mani poggiate in preghiera possono diventare una sorta di supplica, una domanda retorica: "Che cosa ti aspetti che faccia?" Chiedi quando un autobus romano potrebbe arrivare, e la risposta universale è lo stringere le spale, un "ehh" e le due mani alzate che dicono: "Solo quando la Provvidenza lo permette."
 
Per gli italiani, gesticolare è del tutto naturale. “Vuoi dire che gli americani non gesticolano? Si parla in questo modo? "mi chiede Pasquale Guarrancino, un tassista romano, freddandosi e mettendo le braccia piatte lungo i fianchi. Lui era seduto nella sua cabina a parlare con un amico fuori, ambedue muovendo le mani in un’elaborata coreografia. Alla richiesta di descrivere il suo gesto preferito, ha detto che non era adatto per la stampa.


In Italia, gesticolano bambini e adolescenti. Gli anziani gesticolano. Alcuni italiani scherzano sul fatto che i gesti possono anche cominciare prima della nascita. "Nell’ecografia, penso che il bambino stia dicendo, 'Dottore, che cosa vuoi da me?'", quando ha unito le dita insieme e spostato la sua mano su e giù, mi ha detto Laura Offeddu, una romana e un gesticolatrice raffinata. 

In un recente pomeriggio, due uomini di mezza età in abiti eleganti e scuri erano assorti in una conversazione al di fuori della gelateria Giolitti, nel centro di Roma, gesticolavano anche tenendo in mano un cono gelato. Uno, che ha dato il suo nome solo come Alessandro, ha osservato che i più giovani hanno un gesto che la sua generazione non ha: le virgolette per significare ironia.
 
A volte il gesticolare può sfuggire di mano. L'anno scorso, la più alta corte d'Italia ha stabilito che un uomo che involontariamente ha colpito una donna di 80 anni, mentre gesticolava in una piazza nel sud della regione Puglia è stato responsabile per danni civili. “La strada pubblica non è un salotto”, hanno dichiarato i giudici, adducendo: "L'abitudine di accompagnare una conversazione con gesti, mentre certamente lecito, diventa illecito" in alcuni contesti.

Nel 2008, Umberto Bossi, il bizzarro fondatore della conservatrice Lega Nord, alzò il dito medio durante il canto dell'inno nazionale in Italia. Ma la Procura di Venezia ha stabilito che il gesto, benché osceno e causa di una diffusa indignazione, non era un crimine.
 
I gesti sono stati a lungo una parte dello spettacolo della politica in Italia. L'ex primo ministro Silvio Berlusconi è un noto gesticolatore. Quando ha salutato il presidente Obama e sua moglie Michelle, in una riunione del gruppo di 20 leader nel settembre 2009, ha esteso entrambe le mani, con i palmi rivolti verso se stesso, e poi unito con le dita su e giù mentre guardava la signora Obama - un gesto che potrebbe essere interpretato come "badabum!".

Al contrario, Giulio Andreotti - democristiano, sette volte presidente del Consiglio e di gran lunga il più potente uomo politico del dopoguerra italiano - era famoso per tenere entrambe le mani giunte di fronte a lui. Il sottile gesto paziente ha funzionato come una sorta di deterrente, che indica l'enorme potere che poteva schierare se avesse scelto di gesticolare.
 
Isabella Poggi, professoressa di psicologia all'Università di Roma Tre ed esperta di gesti, ha identificato circa 250 gesti che gli italiani utilizzano nelle conversazioni di tutti i giorni. "Ci sono gesti che esprimono una minaccia o un desiderio o disperazione o vergogna o orgoglio," ha detto. L'unica cosa che li differenzia dal linguaggio dei segni è che essi siano utilizzati singolarmente e mancano di una sintassi completa, ha aggiunto la signora Poggi.

Molto più di folklore caratteristico, i gesti hanno una ricca storia. Una teoria sostiene che gli italiani li abbiano sviluppati come una forma alternativa di comunicazione nei secoli in cui hanno vissuto sotto l'occupazione straniera - di Austria, Francia e Spagna nel XIV secolo aal XIX secolo - come un modo di comunicare senza che i loro padroni capissero.

Un'altra teoria, proposta da Adam Kendon, il redattore capo della rivista Gesture, è che in sovrappopolate città come Napoli, gesticolare sia diventato un modo di competere, di marcare il proprio territorio in un'arena affollata. "Per ottenere l'attenzione, la gente gesticolavano e utilizzava tutto il corpo," ha detto la signora Poggi, per spiegare la teoria.

Andrea De Jorio, un sacerdote e archeologo del XIX secolo, ha scoperto dei legami tra i gesti usati dai personaggi dipinti su antichi vasi greci rinvenuti nella zona di Napoli e i gesti utilizzati dai suoi contemporanei napoletani.
 
Nel corso dei secoli, le lingue si sono evolute, ma i gesti rimangono. "i gesti cambiano meno di parole," ha detto la signora Poggi.

I filosofi si sono occupati a lungo dei gesti. In "La Nuova Scienza", il filosofo italiano del XVIII secolo, Giambattista Vico, che una volta insegnava retorica presso l'Università di Napoli, ha sostenuto che il gesto potrebbe essere stata la prima forma di linguaggio.

Secondo alcuni, il filosofo Ludwig Wittgenstein ha revisionato - o per lo meno raffinato - la sua teoria secondo la quale il linguaggio è utilizzato per stabilire la verità e informare, dopo che l'economista italiano Piero Sraffa ha risposto alla sua teoria con un solo gesto: sfregò le dita sotto il mento, indicando " Non me ne frega un fico secco ", il classico licenziamento antiautoritario.

Tale gesto non trasmette informazioni, ma le nega. "E 'una ribellione contro il potere", ha detto la signora Poggi, "un modo per riacquistare la propria dignità.

(Tradotto da When Italians Chat, Hands and Fingers Do the Talking, pubblicato sul sito del New York Times il 30 giugno 2013. Autore: Rachel Donadio)  

Sono grato a chiunque voglia segnalare eventuali imprecisioni o errori di traduzione.