martedì 2 luglio 2013

PUBBLICITÀ IN LINGUA STRANIERA? BASTA CHE NON SIA ARABO.


La pubblicità oggetto della polemica

IL FATTO: A Bologna, una pubblicità di TIM International ha fatto scattare le polemiche della leghista Borgonzoni su Facebook. Il fatto è che, essendo rivolta agli stranieri residenti, è totalmente scritta in lingua araba, cosa che fa drizzare i capelli alla deputata, dato che, essendo in Italia, “A casa nostra dobbiamo capire quello che viene pubblicizzato e scritto”. La Borgonzoni aveva esplicitamente richiesto l’anno scorso la traduzione obbligatoria in italianopiù grande della scritta straniera”, ma “rimane un vuoto normativo sui cartelloni... Se volessimo adottare il caso più prossimo della giurisprudenza, andrebbero sequestri e sanzionati ognuno con un'ammenda di 516 euro” 

C’è da dire che non sarei affatto contrario alla traduzione sistematica delle pubblicità in lingua straniera, ma “più grande della lingua straniera”? È esagerato anche per uno come me. In Francia, che è un paese ai nostri occhi linguisticamente molto protezionista, questa usanza già c’è: ogni singola frase pubblicitaria – persino le pubblicità di corsi di inglese, spagnolo, italiano – ha un asterisco che riporta, in fondo al cartellone, in piccolo, la traduzione francese. Insomma, nemmeno i francesi mettono il francese più grande della frase pubblicitaria scelta dall’azienda! 


Ammettiamolo: l’inglese ha quel prestigio che lo rende uno strumento pubblicitario più convincente, per noi. Una cosa detta in inglese pare più “fica” (anzi, cool; come Clooney), in francese dà idea di lusso (profumi), in tedesco di affidabilità meccanica (automobili), un accento spagnolo ci pare sensuale (Banderas). È una questione di cultura, non è vero per volontà divina, ma di fatto tutti percepiamo le lingue straniere in questo o quest’altro modo. Così come, all’estero, una pubblicità, per convincere che il cibo reclamizzato sia genuino, usano l’italiano, o almeno l’accento italiano. Loro danno questa “portata” (non ho resistito al gioco di parole) alla nostra lingua.

LA MALAFEDE: Ha ragione allora Lucia Borgonzoni? Ha ragione da una parte, ma ha torto marcio
"What else?"
dall’altra
. La pubblicità infatti è rivolta agli arabi, evidentemente, e quindi non c’è niente di male a rivolgersi a loro nella lingua che gli è più congeniale. La lingua italiana, da questo fatto, non è scalfita neanche di striscio. Sugli autobus di Roma non è raro trovare delle pubblicità in varie lingue (polacco, rumeno, arabo, cinese…) su tariffe speciali per chiamare all’estero, vedi nel paese di origine dell’interessato. Questo è un attacco alla lingua italiana? Ne dubito.

Ma d’altra parte, ciò che spinge la Bergonzoni a questa protesta è forse il fatto che le stia a cuore la tutela della lingua italiana? NO, per almeno due motivi.

1: La Lega, che con la bandiera italiana “ci si pulisce il culo”, ha in gran dispetto la lingua di Dante, tanto è vero che basta ascoltare come è torturata la grammatica da Borghezio e dai militanti leghisti. Inoltre, quando il partito padano aveva il potere per farlo, fu iniziativa leghista quella delle scuole dialettali. Insomma: un leghista che abbia a cuore la lingua italiana, si contraddice da solo. Ma questo è il minimo: sappiamo bene quanto la coerenza leghista sia tale.

2: Basta accendere la TV per trovare pubblicità interamente in inglese, rivolte agli italiani. E anche in francese e tedesco. Rivolte ad italiani, in Italia. Qui, avremmo davvero il diritto di capire cosa si dice, dato che ci si rivolge a noi. Ecco allora che nasce il sospetto della malafede: cosa infastidisce la Borgonzoni, la lingua straniera favorita rispetto all’italiano, o la lingua araba in sé? Perché non si è mai sentito di polemiche contro la pubblicità del Nespresso o del profumo “Manifesto”, mentre questa pubblicità in arabo le dà tanto fastidio? Non è che gli arabi sono un po’ troppo terroni per i suoi gusti, mentre gli inglesi e i francesi – “celtici” secondo la sua visione distorta della storia – no?

Ant.Mar.