giovedì 6 dicembre 2012

UNA ESAME DI LINGUA ITALIANA PER I PARLAMENTARI

Giovanni Pensabene, consigliere comunale Asti.
Gli immigrati che chiedono un permesso di soggiorno di lunga durata nel nostro paese, dal dicembre 2010, devono sottoporsi ad una prova di conoscenza della lingua italiana. è una legge voluta dall'allora ministro dell'interno, il leghista Maroni.

Giusto. Giustissimo; e anzi, arriviamo persino in ritardo rispetto ad altri paesi, come la Francia, che punta molto sull'integrazione, e cioè sulla "francizzazione" (francisation) degli stranieri sul suo territorio. Perchè, hanno capito molto prima di noi, la "francesità" non è un colore di pelle, ma una cultura, una tradizione, e cioè una lingua. Per cui, anche se per iniziativa di un ministro leghista, contro cui ammetto di avere gravi pregiudizi, non possiamo dire altro che è meritorio che si promuova, seppur con strumenti semicoercitivi, la conoscenza della nostra bella lingua. Se non vogliamo estinguerci come civilizzazione, dobbiamo necessariamente italianizzare gli stranieri sul nostro territorio, anzi di più, farli sentire italiani nel profondo. Questi, a loro volta, apporteranno elementi della loro cultura di origine, e questo non può che arricchirci, anche dal punto di vista linguistico; proprio come è accaduto in Francia. 

Ma voi state pensando al recente successo di Marine LePen e del partito "Front National", paragonabile alla nostra Lega. Non sapete quindi la differenza fondamentale tra i due partiti (che è poi la stessa tra i due paesi): Bossi vuole cacciare i neri, gli arabi, persino i terroni, cioè altri italiani; vuole dividere il paese in due. LePen, non solo non oserebbe mai proporre una divisione della Francia (è troppo per la loro idea di nazione); ma nemmeno ce l'ha coi neri in quanto neri. Molti neri, in Francia, sono Francesi da generazioni. LePen, per motivi ufficialmente solo economici (e forse non ha tutti i torti, se poi non fosse tendenzialmente razzista come, ma meno esplicitamente dei nostri Borghezii vari...) vuole bloccare l'immigrazione: insomma non vuole neanche gli italiani (bianchi, o olivastri che siano) in Francia; solo i francesi; che in buonaparte sono neri e/o musulmani. 

Qui sta il grosso probema del nostro paese: noi stessi bianchi battezzati secondo il rito della romana chiesa e "diglotti"; cioè in grado di parlare diverse verietà della lingua, dal dialettale allo standard passando per l'italiano regionale con una certa padronanza; insomma noi stessi italiani non ci sentiamo italiani. (ma per fortuna o purtroppo lo siamo...). La prova sta
nel successo proprio di partiti e movimenti secessionisti, di cui la Lega non è che il più famoso e potente, al nord; ma non sono mancati, no mancano e non mancheranno movimenti indipendentisti anche al sud. è una storia lunga, e a dir poco complicata, difficilmente risolvibile.

Il problema è: se noi non ci sentiamo italiani, se noi stessi non conosciamo bene la lingua e la cultura italiana, cosa vogliamo pretendere dagli stranieri?? Sarebbe ipocrita, o quantomeno paradossale, che Alì sappia la storia la geografia e la lingua del paese; quando queste conoscenze latitano fortemente in TUTTA la classe dirigente italiana. Da Romolo e Remolo di Berlusconi fino all'umiliante (per lui e per tutti noi) discorso del leghista Eraldo Isidori qualche tempo fa; passando per la "paccata" della "choosy" Fornero.  Che pure qualche libro lo ha letto.

Eraldo Isidori alla Camera
Ecco che allora il consigliere comunale di Asti Giovanni Pensabene fa una proposta provocatoria e intelligente. Quindi possiamo già prevedere che cadrà inascoltata, come molte altre proposte intelligenti nel nostro paese: facciamo sostenere la stessa prova di cultura generale italiana degli immigrati, ai parlamentari italiani.  Ecco degli stralci dell'articolo pubblicato stamane su ATnews, quotidiano inlinea della provincia di Asti (mi sforzo a non dir niente su quel "niuuz"):

"Mi domando a questo punto perché un test analogo non venga proposto ai parlamentari della Repubblica. Abbiamo assistito in questi anni a spettacoli indecorosi (parlamentari che non sapevano rispondere a banalissime domande di geografia o di storia del nostro paese), abbiamo riso e storto il naso ascoltando gli improbabili congiuntivi di Di Pietro, ma uno scempio della lingua italiana come quello messo in mostra qualche giorno fa, in un intervento alla Camera, dal deputato leghista Eraldo Isidori non si era mai visto." [...] "Non mi piace ridere dell’ignoranza e sono anche convinto che l’onorevole Isidori sia una persona per bene, ritengo però che chi pretende dagli immigrati la conoscenza della nostra storia e della nostra lingua non possa mandare in parlamento rappresentanti che non abbiano almeno una conoscenza elementare della lingua ufficiale, che non è il padano, del nostro paese. Propongo pertanto che prima di accedere agli ambiti scranni parlamentari i futuri onorevoli, o senatori, oltre ad avere la fedina penale pulita dimostrino una conoscenza elementare di storia, geografia e lingua italiana. E’ troppo?"

è troppo poco! Rispondo io, che sono molto severo su questo fronte. Ma è un inizio; poiché se la classe dirigente - che sono i politici ma anche i liberi professionisti: i chirirghi del "day surgery"; gli avvocati dello "stalking"; i giornalisti dello "election day"; ecc. ecc - cominciasse a veicolare (specie in tv e rete) un italiano degno di questo nome, anche noi comuni mortali cominceremmo a parlar meglio.

Che significa PENSARE meglio. O quantomeno pensare in modo indipendente, con la propria cultura, con la propria lingua.

Ant.Mar.