venerdì 7 dicembre 2012

CULTURA ITALIANA NEL MONDO: TANTO FUMO E NIENTE ARIOSTO


Si è tenuto ieri un incontro  al Ministero degli Affari Esteri, fortemente voluto dal Consiglio Generale degli Italiani all'estero e che ha visto radunati alla Farnesina esponenti del mondo culturale italiano e straniero da cui trarre riflessioni e spunti per una messa a punto del sistema Paese in materia di promozione linguistica.

Come sono percepite la lingua e la cultura italiana all'estero?  Quale lo stato dell'arte  in questo delicato momento congiunturale? Quali strumenti mettere in atto per  ovviare alla drastica riduzione di finanziamenti da parte del Ministero degli Affari Esteri  a favore di  questo settore? A queste domande si è tentato di rispondere nel corso del Seminario  dedicato, appunto, alla diffusione della lingua e cultura italiana all'estero.

Riportiamo alcune affermazioni che si sono sentite pronunciate dagli illustri (senza ironia) partecipanti: 

1: Il sottosegretario agli Affari Esteri De Mistura, sottolineando la “voglia  e la curiosità che esiste
all'estero nei confronti della nostra lingua e della nostra cultura”, ci invita, pur in questo momento di ristrettezze economiche, a trovare formule creative che ci permettano di fare di più con meno (certo, basta fare come Gesù, che moltiplica i pani e i pesci…):

“Sono stati salvati 2 milioni di euro per  la lingua italiana – ha ricordato l'esponente del Governo, ammettendo: "sono pochi". Interessante dal punto di vista psicolinguistico l’utilizzo della parola “salvati”… "Proprio per questo vanno ben usati come trampolino per andare oltre. – ha aggiunto De Mistura – Di qui  l'ascolto anche di altri paesi per capire come lavorino".

Se davvero non lo sa, il caro sottosegretario, gli rispondiamo noi: come lavorano, ad es. Francia e Inghilterra, sul fronte della promozione linguistica e culturale? Investendo patrimoni da capogiro! Altro che “fare più con meno”: la Francia è il paese col più grande numero di scuole all’estero; tutte, dico tutte, finanziate almeno in parte dallo Stato, che non rinuncia a un certo controllo. E non è questione di disponibilità economiche, ma di intelligenza di investimento. Promuovere la propria cultura equivale a promuovere il proprio potere in quanto Stato; e dà forti possibilità di attirare cervelli da altri paesi, come il nostro, con meno risorse investite nella cultura.

Devo dirlo io che investire sulla cultura è un investimento sicuro e remunerativo, sia sul breve (se si lavora bene) sia soprattutto sul lungo termine? Devo dirlo io che questo è ancora più vero in un paese come l’Italia, epicentro della cultura occidentale antica e moderna (non contemporanea)? Ma andiamo avanti.

2: Nicoletta Maraschio, Presidente  dell'Accademia della Crusca e moderatrice del seminario, ha presentato anche il nuovo sito dell'Accademia della Crusca  e Vivit, la banca dati, non ancora in linea, per insegnanti di italiano all'estero. Dopo aver ricordato come lo studio della lingua italiana funzioni da elemento promotore nei confronti del nostro paese all'estero,  ha fatto presente che, nonostante i notevolissimi tagli di spesa,  la domanda di italiano è cresciuta in tutto il mondo ed in modo particolare in Canada e nei paesi dell'Europa dell'Est: “Per andare avanti in questo momento c'è però un punto su cui tutti concordano, ci vuole  maggiore coordinamento. In questo contesto è questa la criticità da superare” 

3: Sulla necessità di un più attento coordinamento del Sistema Paese, tra MIUR, MAE e Dante Alighieri, ha parlato anche il Min. Plen. Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all'estero e le politiche migratorie. “Oggi davanti alla risorse sempre più decrescenti, serve  un maggiore coordinamento tra tutti coloro che operano per la diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero.  Il nostro obiettivo deve essere una valutazione congiunta, una riforma normativa  della materia  e un coordinamento  delle iniziative per evitare così gli sprechi. Solo un esempio:  nel 2011 la Regione Veneto ha stanziato fondi  per i Veneti nel Mondo per favorire il rientro in Italia di questi cittadini. Bene, noi non sapevamo nulla” ha precisato Ravaglia.

Nel chiudere il suo intervento Ravaglia ha  menzionato alcuni importanti risultati come  il successo dei corsi di italiano professionale a tema  svoltisi  a Lima,  l'importante intesa firmata con l'Egitto per la creazione di un polo italiano per la formazione di ingegneri, il progetto  per l'insegnamento della lingua italiana in 60 scuole russe, il buon esito dei corsi di lingua italiana in rete organizzati a  Brasilia;  e l'accordo MIUR con l'omologo spagnolo per favorire scambi di studenti.

Tutte iniziative, però, cominciate qualche tempo fa, e che non potranno che risentire dei tagli mostruosi fatti da questo governo; nonostante l’intenzione nobilissima di “fare di più con meno” grazie a un maggiore e migliore “coordinamento".

4: Presente in rappresentanza delle Regioni,  Silvia Bartolini, Presidente della Consulta  degli emiliano-romagnoli nel mondo, ha dichiarato come il tema 'coordinamento' sia attualmente nell'agenda di moltissime Regioni. “In più occasioni, sono state rilevate grandi potenzialità ma si sono anche riscontrate delle criticità, quasi sempre dovute ad una carente politica di coordinamento, tanto più necessaria in questo momento di crisi.” ha  rilevato, sottolineando la grande alleanza che le Regioni hanno stretto con il CGIE per quanto concerne la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. “Sono diverse le questioni che ci legano.  Noi come loro pensiamo, infatti, che solo diffondendo la lingua si riesca a creare un legame tra il nostro paese e le comunità italiane all'estero, e che  attraverso la lingua si arrivi a promuovere il nostro paese a tutto campo” ha proseguito Bartolini indicando come gli investimenti di alcune Regioni in questo settore  siano stati purtroppo tagliati  e, in alcuni casi,  azzerati.

A fronte di un calo di risorse, il numero di corsisti però non scende [quindi, se la logica esiste ancora, è scesa la qualità dell’insegnamento, NdR] e  le comunità regionali continuano ad essere delle reti ricche e vitali, anche in assenza di finanziamenti” ha concluso Bartolini ipotizzando la creazione di un Osservatorio sulle comunità italiane all'estero per  raggiungere una maggiore trasparenza ed essere informati su chi fa cosa".

QUINDI:
Se vogliamo fare un resoconto un po’ (ma neanche tanto) maligno di questo importante incontro istituzionale, potremmo riassumerlo così: anche se allo Stato italiano non importa granché di promuovere se stesso, la propria lingua e cultura, per attirare cervelli (e non investitori, ma intelligenze!), per imporre la propria presenza almeno con un peso culturale; tuttavia lavoriamo tutti felici e contenti, “coordiniamoci”, e questo basterà per far fronte al disastro culturale e linguistico che stiamo costruendo giorno per giorno.

Tanto ottimismo, ma poche certezze; tante parole al vento, ma pochi fatti; poca VERA promozione culturale; pochi finanziamenti (quasi nulli) "ma un cuore grande così" e "tanta voglia di ricominciare... abusiva" come dice Elio
Come dire: tanto fumo, e niente Ariosto... 

Ant.Mar.