mercoledì 17 ottobre 2012

ITALIANO A RISCHIO ESTINZIONE VIRTUALE (E REALE?)



“SONO RISULTATI ALLARMANTI”, afferma Hans Uszkoreit, coordinatore di Meta-Net. “La maggior parte delle lingue europee non dispone di risorse sufficienti e alcune sono quasi completamente ignorate. Molte di esse non hanno futuro”.

Si riferisce ai risultati della ricerca svolta dall’Istituto di linguistica computazionale del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ilc-Cnr) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Bernardo Magnini e Manuela Speranza), rappresentanti italiani dello studio più ampio coordinato da Meta-Net, documentato in 30 volumi disponibili in cartaceo presso Springer e in linea sul sito Meta-net (clicca sull'immagine) e a cui hanno lavorato più di 200 esperti che hanno analizzato 21 lingue europee.

RISULTA infatti dal rapporto intitolato La lingua italiana nell’era digitale che l’italiano, insieme ad altre lingue europee, nonostante la ancora forte presenza in rete, rischia seriamente di scomparire, a favore soprattutto dell’inglese. Ne sia prova quel "digitale" nel titolo della stessa ricerca...

La percentuale di pagine web in italiano a livello mondiale è raddoppiata passando dall’1,5% nel 1998 al 3,05% nel 2005”, spiega Nicoletta Calzolari dell’Ilc-Cnr. “È stato stimato che nel 2004 in tutto il mondo ci fossero 30,4 milioni di parlanti italiani online. Al di fuori dei confini dell’Unione Europea, parlano italiano 520.000 americani, 200.000 svizzeri e 100.000 australiani. Il numero di navigatori italiani negli ultimi cinque anni è però rimasto stabile, contrariamente il numero di quelli dei paesi in via di sviluppo aumenta notevolmente, cosicché la proporzione di coloro che parlano la nostra lingua subirà una forte diminuzione e potremmo andare incontro a un rischio di sotto-rappresentazione, specialmente in confronto all’inglese”.

E si tenga conto che l’italiano è ancora una lingua prestigiosa, di un paese che ancora conta qualcosa, ameno per l’immagine "prestigiosa" (cultura, arte, architettura, storia, paesaggi... ma anche il tartufo il parmigiano il vino ecc), nel mondo. La situazione di lingue come il lituano, o il basco, è al di là del rischio; queste lingue praticamente non sono rappresentate nella rete, "si collocano tra le lingue ad alto rischio. All'estremo opposto si trova l'inglese, seguito da olandese, francese, tedesco, italiano e spagnolo, con 'supporto modesto'. Nessuna lingua, però, ottiene 'supporto eccellente''

Ottimista: mi viene da pensare come prima cosa che, in fondo, internet non è che lo specchio, con meno pudore forse e meno responsabilità, del mondo. E allora l’Italia essendo un paese piccolo, l’italiano essendo una lingua poco importante per la comunicazione internazionale, insomma, mi viene da pensare che semplicemente l’italiano è poco rappresentato come lo è nella realtà, in cui pochi lo parlano. Insomma, le persone che parlano l'inglese come prima lingua sono molte di più degli italiani. 

Pessimista: se tutti i siti italiani, come sta succedendo piano piano, cominciassero ad abbandonare l'italiano? Già vediamo che moltissimi termini tecnici legati all'informatica - e non solo - sono presi di peso dall'inglese... così si impoverisce la lingua, non usandola. Questo sta già avvenendo.

“Il dato è preoccupante”, dice Claudia Soria dell’Ilc-Cnr, “perché dal momento che le tecnologie linguistiche usate in Internet si basano su approcci statistici, se i dati messi a disposizione in una lingua sono pochi, si innesta un circolo vizioso: pochi dati, tecnologie di bassa qualità, ulteriore limitazione dell’uso di quella lingua”.
tutte le lingue europee

Allora il problema non è tanto nella presenza effettiva; anche se molti italiani non hanno ancora accesso ad internet, e che l’accesso alla rete in Italia è costoso e noioso. Secondo i dati raccolti dai ricercatori, la penetrazione del web in Italia si attesta al 51,7%, con 30 milioni di internauti (circa il 6,3% di quelli dell’Ue) su 58 milioni di cittadini: la loro crescita è stata del 127,5% tra il 2000 e il 2010.

DAL VIRTUALE AL REALE - Il problema sta invece nel modo di funzionare dei motori di ricerca. Non sto qui a dilungarmi sul tanto celebrato algoritmo dei creatori di Google, che gli ha permesso di diventare ciò che sono. Consiglio di andarsi a leggere un ottimo libro di Alessandro Baricco, “I Barbari”, in cui tra i vari argomenti della modernità più attuale riflette in maniera elementare anche sulla base del pensiero che sta in questo algoritmo. Per dirla brevemente; Google consiglia per prime le pagine che hanno più visitatori. Per cui, mettiamo, se io cerco su internet un testo raro, troverò prima una versione cliccata da milioni di persone, ma niente mi garantisce che quel testo sia la versione migliore, che potrebbe trovarsi in un sito lituano, poco conosciutala lingua, poco conosciuto a dovere il documento, perché si tratta di una cosa da “specialisti”, ma disponibile da qualche parte, quasi introvabile.

Insomma: se ci sono pochi siti, funzionando i motori di ricerca con criteri statistici (cioè di quantità, e non di qualità), i pochi siti italiani rischiano di finire in fondo alla centoquarantaquattresima pagina di Google.

Se chi parla italiano, tra i madrelingua e gli stranieri (bilingui, figli di emigrati, studenti, appassionati), in totale non arriva neanche alla metà della metà di chi parla inglese, i siti italiani avranno ovviamente meno visite. Ciò non toglie che quel sito sia meno rappresentativo, e il “blog di Beppe Grillo” ne è la prova.

Ma la concezione quantitativa che sta alla base di internet, se può portare alla sparizione di molte lingue sulla rete, può per questo provocare, a lungo termine, la sparizione di queste lingue nella realtà; gli stranieri si troverebbero facilitati a conoscere altre lingue rispetto alla nostra, gli italiani potrebbero vedersi costretti, e in buona parte già lo sono, ad abbandonare l’italiano. Proprio perché internet è lo specchio del mondo reale. “la presenza ‘digitale’ di una lingua in applicazioni e servizi basati su Internet è ormai un elemento cruciale per mantenere la vitalità culturale di quella lingua.” Si legge ancora nel rapporto.

SPERANZA... E allora pubblicizziamo la ricerca, che ci incoraggia alla reazione dandoci dei mezzi concreti: “Per i prossimi decenni la comunità italiana deve fare uno sforzo sostanziale per creare risorse e strumenti linguistici per l’italiano in grado di trainare la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo in generale. In questo volume verrà presentata una introduzione alle tecnologie linguistiche e alle relative principali aree di applicazione, corredata da una valutazione dello stato attuale delle tecnologie linguistiche disponibili per l’italiano.”

 Nella speranza che il loro appello, che faccio mio, non cada inascoltato, a nel timore (certezza?) che sarà dimenticato tra poche settimane, e che forse il processo è già troppo oltre; l’inglese sta ormai entrando massicciamente nell’italiano, e lo sforzo dovrebbe essere nel reale, oltre che nel virtuale.

La prova? Il sito Meta-net è quasi completamente in inglese; e l’articolo che citiamo, scritto per denunciare la debolezza della lingua italiana, conclude:

“Informazioni aggiornate, come per esempio la versione attuale del vision paper di META-NET […] sono disponibili sul sito web di META-NET.”

CI TENGO a precisare che “vision paper” è un falso tecnicismo facilmente dicibile in italiano; e che “web” è proprio una parola in più, inutile – la parola “sito”, in italiano moderno, bastando per esprimere il concetto che l’inglese (lingua diversa dall’italiano) esprime con due: web-site. Non è una questione di “purezza” della lingua, ma di semplice “economia” del discorso, in questo come nella maggior parte dei casi in cui un italiano usa parole inglesi (pronunciate in modo che un inglese non capirebbe) nei suoi discorsi orali e scritti.

Dovremmo prima essere più italiani noi, cercare e creare siti di valore in italiano (molti italiani residenti in Italia lo fanno in inglese) essere cioè meno succubi di chi è potente in questo periodo storico, esser fieri proteggere e valorizzare la nostra lingua cultura paesaggio cucina… cosa che non pare possibile, e che secondo alcuni ci renderebbe non italiani; il che, oltre ad essere idiota crea un paradosso per cui l’unica soluzione possibile sarebbe perdere la propria identità come i paesi africani e americani colonizzati nei secoli scorsi.

Allora la domanda è, se l'italiano dovesse sparire dalla rete, dopo quanto tempo sarebbe a rischio di estinzione reale? Può sembrare una esagerazione, visto che le lingue durano secoli anche senza internet; oppure non lo è proprio per l'importanza che ha ormai internet, il saperlo usare, che implicherebbe sapere l'inglese, che implicherebbe, alla lunga, di non saper esprimere certi concetti che in inglese; cosa che già accade per alcune parole che, in realtà, un corrispettivo italiano ce l'avevano (o ce l'avrebbero). E quindi l'italiano, alla lunga, diventerebbe una lingua povera o meglio quotidiana, un "dialetto", che, alla lunga, parleranno solo i vecchi. 

Ma forse la lingua italiana ha detto tutto ciò che doveva dire... e buonanotte.

Ant.Mar.