venerdì 19 ottobre 2012

MR BEAN CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO


Rowan Atkinson nei panni di Mr Bean
Rowan Atkinson, il noto attore inglese che interpreta Mr Bean (e molto altro), è sceso in piazza, davanti al parlamento di Westminister, per protestare contro l'eccesso del politicamente corretto nel suo paese.

Infatti a causa della sezione 5 del Public Order Act, del 1986, intitolata: Act outlaws threatening, abusive and insulting words or behaviour, negli ultimi anni si sono susseguite una serie di arresti e condanne assurde: ad esempio un ragazzino di 16 anni per aver abbaiato a un cane, è stato trascinato di fronte al giudice. (cfr immagine)


Il problema è infatti che non è chiaro cosa sia un insulto e cosa non lo sia. E d’altronde come potrebbe esserlo? Si può insultare senza turpiloquio; si può fare un complimento con il turpiloquio.

alcuni casi di applicazione "troppo zelante" della legge in GB
Fatto sta che, afferma Atkinson, “poliziotti e giudici troppo zelanti” applicano troppo duramente questa legge. Si pensi al caso di un ragazzo di minorenne, che per essersi piazzato in mezzo alla strada con un cartellone con su scritto “Scientology è un culto pericoloso” è stato arrestato. Questo accade nel paese della libertà di parola per antonomasia.

"Un conto è l'offesa, un altro la critica, il sarcasmo, l'opinione diversa dall'ortodossia - afferma Atkinson - vietarle significa imporre una forma di censura". 

Che dire? Niente di più giusto; finalmente gli inglesi danno segni di buonsenso. Il politicamente corretto parte da una giusta riflessione, molto anglosassone, sulla convivenza; ma portato a certi eccessi, come solo gli anglosassoni sanno fare, diventa ridicolo, se non tragico. Gli arresti di cui si ha notizia sono degni della peggiore dittatura.  

Il politicamente corretto (politically correct) è, per Wikipedia: "un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta."

La discussione sulla sua nascita è ancora aperta, ma l'ipotesi che venga dagli ambienti di sinistra degli anni 30 negli Stati Uniti sembra la più accreditata. Secondo alcuni il concetto del politicamente corretto fu ideato per darsi una serie di regole e norme di comportamento che avrebbero potuto portare a buon fine discussioni tra le diverse culture e razze sul territorio statunitense.

Insomma, l'idea di partenza non la si può condannare; tuttavia i rischi di una omologazione e di una censura linguistica sono reali: non si possono infatti bandire certe parole in quanto tali. E sopratutto l'educazione il rispetto, e l'uso linguistico, non si possono modificare con una legge: seplicemente non è possibile se non a suon di manette e condanne. Come infatti accade in Gran Bretagna. Ma è necessario ben altro sforzo, ben altra rivoluzione.

Così come non si può imporre l'onestà, il senso della comunità, la fiducia nello stato, solo attraverso leggi e tasse, come si cerca di fare in Italia. Bisognerebbe lavorare in molti, ma altri, campi. Ma sto divagando. 

Noi dei paesi mediterranei fin da subito abbiamo accolto il politicamente corretto con una certa ironia, non di meno l'abbiamo però adottato, sia per metterci sull stesso piano degli altri, sia, forse, perché istintivamente pensiamo che un'idea angosassone dev'essere per forza una buona idea. Ma, anche se noi non arriviamo agli eccessi degli inglesi (ma noi non arrestiamo neanche i criminali veri...), arriviamo a coniare ad esempio "diversamente abile", che sinceramente mi pare un'espressione del tutto antieconomica, e in un certo modo più offensiva; inoltre non vedo dove sia l'insulto in disabile. 

Sopratutto, però, per quanto riguarda il politicamente corretto in Italia, vorrei riflettere su "non udente" e "non vedente". A voi sembra che "cieco" e "sordo" fossero offensivi? E anche se lo fossero, in cosa "non vedente" è divero da "cieco"? Anzi mi sembra quasi che sia più "aggressivo" mettendo in forma analitica il limite dell'iteressato, cioè specificandolo chiaramente. Sbaglio?

Insomma, per farla breve, il politicamente corretto in Italia non rischia certamente di far arrestare un ragazzo che scherza; ma forse, nella nostra foga in "anglicizzarci" ci siamo messi alla ricerca di parole politicamente scorrette dovendole trovare assolutamente, forzando un po' la mano, per poter dire poi agli intellettuali anglosassoni: visto? anche noi miglioriamo il nostro linguaggio.

E quando non riusciamo a trovare una parola meno "scorretta"? Ce ne prendiamo una straniera in prestito: così celibe e nubile sono diventati single. Ma celibe e nubile non avevano accezione negativa; e allora qual'è la differenza con single

La differenza è che il single non si sposa per "scelta"; mentre nell'immaginario culturale italiano, chi non si sposa (specie una donna) non può farlo "per scelta". e se lo fa, è certamente un uomo, ed è "scapolo", che ha, questo sì, una connotazione negativa. La "zitella" avrebbe voluto sposarsi, ma a causa del suo caratteraccio nessuno l'ha voluta.

Insomma, per la nostra cultura (ereditaria, più che attuale) chi è solo è "sfortunato", non può esserlo per scelta. E allora, invece di rinnovare la nostra lingua (risemantizzando celibe e nubile) facendole seguire le nostre idee attuali, la abbandoniamo, considerandola un monumento fermo, e esprimiamo la novità con parole esterne, "nuove"

Mi ripeto quindi, ma anche dal nostro modo di fare il politicamente corretto si vede la nostra infedeltà linguistica nei confronti dell'italiano.

Ant.Mar.