venerdì 30 novembre 2012

ERALDO ISIDORI (LEGA NORD): MOMENTI DI ALTA ORATORIA IN PARLAMENTO

clicca per vedere il video del discorso di Isidori.
"Il carcere… è un brentinsario… non è un villaggio di vacanza. Si deve… scondare la sua pena.. perscritta… che gli aspetta. Lo sapevaprimafareirreato! Io ritengo come Lega di non uscire prima della sua pena erogata. Grazie."

Questo il discorso; e tralascio di commentare la portata informativa di un'affermazione come "il carcere è un penitenziario"; nè dico niente sulla capacità di lettura.

Mi limito a ricordare che i nostri parlamentari sono i più pagati del mondo.

Ant.Mar.

YOUTUBE: ARRIVANO I SOTTOTITOLI AUTOMATICI IN ITALIANO



“I sottotitoli sono importanti per assicurarsi che tutti, anche i non udenti o semplicemente chi ha problemi di udito, e gli spettatori che parlano altre lingue, possano godere dei video su YouTube”.

La lunghissima sperimentazione comincia nel 2009 quando su Youtube  vengono inseriti i sottotitoli automatici, ovviamente in inglese. A secoda lingua è stata il giapponese, seguito da coreano e spagnolo.

Oggi, 2012, si aggiungono 6 lingue europee: l’italiano, il tedesco, il francese, il portoghese, il russo e l’olandese. Ci sono attualmente su Youtube quasi 200 milioni di video: qualunque sia la lingua, da oggi potete seguirli con sottotitoli in italiano. Non è grandioso? In effetti lo è, almeno teoricamente, visti i ripetuti allarmi sulla scarsa presenza della lingua italiana in rete e sulla tendenza degli italiani stessi (guardate i profili su twitter ad esempio: anche voi l’avete messo in inglese?) a rifiutarsi di usare la lingua italiana in rete.

YouTube, con l’implementazione di questa nuova tecnologia che genera la trascrizione automatica delle parole di un video permettendo agli utenti di visualizzarne i sottotitoli, sta aumentando esponenzialmente il bacino d’utenza: un ulteriore colpo per i canali televisivi, su cui ormai da anni è in vantaggio. I sottotitoli potranno essere tradotti in una lingua diversa da quella del video, consentendo a persone di ogni provenienza di ascoltare e capire un discorso di Obama, o lo spezzone di un film straniero. Potremo, forse, riuscire a capire cosa cacchio dice Di Pietro!

Ovviamente il sistema non è perfetto, e c’è chi, tra linguisti e informatici, dubita fortemente che si possa realmente arrivare a un sistema di traduzione automatico davvero soddisfacente. Per l’automatizzazione dei sottotitoli il sistema utilizza lo stesso sistema di algoritmi che consentono il funzionamento di Google Voice; tutt’altro che perfetto, ma certamente all’avanguardia.

Tuttavia bisogna dire che, per ovviare a questi limiti, il meccanismo si basa sulla generazione di un documento testuale che potrà essere corretto dall’autore del filmato e tradotto anche con il traduttore di Mountain View. Questi strumenti includono la possibilità di scaricare i sottotitoli per la modifica, o la modifica in linea su YouTube.I creatori stessi dei video avranno cioè la possibilità di migliorare le didascalie automatiche: certo, se non conosci il giapponese hai poco da correggere, ma è importante che vi sia questa possibilità di utilizzo “manuale” perché, come avvertono gli stessi tecnici del sito di video più grande al mondo, ci saranno sicuramente svariati errori nella traduzione del testo. (e lo si capisce chiaramente quando pensiamo al traduttore di Google, che traduce appunto macchinalmente parola per parola, spesso con esiti comici).

Vorrei perciò che non ci si dimenticasse di questo: se la traduzione automatica veicola un italiano impoverito e scorretto alla lunga ciò può influire negativamente sul nostro modo di esprimerci quotidianamente, al bar come in rete. Ricordiamoci il ruolo fondamentale della televisione per l’unificazione linguistica d’italia: moltiplichiamolo per mille e vedremo i rischi che si corrono se l’italiano veicolato da internet fosse indegno di tale nome; come in effetti, per molti aspetti, già è. chi cerca più le notizie sui siti italiani? si cercano le news!

Nonostante i limiti (forse) insormontabili quando si tratta di automatizzare le lingue (Wittgenstein insegna), nella rete si trovano solo ed esclusivamente affermazioni ottimiste, persino utopiste, sull’avvenuta rivoluzione e l’abbattimento delle barriere linguistiche.

Siamo ancora molto lontani da questo; ma gli innamorati e sostenitori di internet non vogliono sentire ragioni e annunciano l’inizio di una nuova era. Senza troppo sbilanciarmi, e sentendo il dovere, come sempre, di far notare i limiti e gli aspetti negativi di ogni cosa, accolgo la notizia con piacere, e vado subito a sentirmi, anzi a leggermi, il discorso palestinese di ieri all’Onu; se sarà sottotitolato in italiano comprensibile.

Ant.Mar.

giovedì 29 novembre 2012

UNA MATERIA IN LINGUA STRANIERA IN TUTTI I LICEI D'ITALIA.



Dopo la decisione del Politecnico di Milano di abbandonare, entro il 2014, la lingua italiana per l’insegnamento della stragrande maggioranza delle materie; e subito appresso alla recentissima sentenza UE sulla "discriminazione linguistica", l’idea di abbandonare l'idioma di Dante sbarca anche nella scuola superiore, confermando una volta di più a nostra devota e autoimposta colonizzazione culturale.

Dal prossimo anno accademico, 2013/2014, nei licei linguistici d’Italia partirà un esperimento che sarà poi esteso a tutti gli altri licei: due materie saranno insegnate interamente in lingua straniera. Già da quest’anno, in realtà, gli studenti della terza classe linguistica hanno cominciato a studiare in lingua straniera una delle seguenti materie: matematica, storia, letteratura, storia dell’arte. Ma dall’anno prossimo saranno due, con conseguente maggiore impegno per gli studenti e per gli insegnanti, i quali riceveranno un’apposita formazione. Ciò che ha pesato in questa decisione è l’idea, giusta, che non basta studiare la grammatica delle lingue straniere, ma è necessario anche saperle applicare a un campo scientifico (o umanistico).

Se, almeno a prima vista, la decisione può sembrare giusta, per quanto riguarda gli studenti di lingue, sembra un po’ più forzato estendere questa simpatica iniziativa anche agli altri licei, a partire dall’anno accademico 2014/2015, anche se a una sola materia. Che in un liceo linguistico si studi la matematica in inglese, non si vede il problema; o che si insegni in lingua francese la letteratura francese è inopinabilmente giusto. 

Meno giusto mi sembra, ma è un giudizio personale, studiare la storia dell’arte, che fino al 1800 è per la maggior parte italiana, in una lingua straniera. Abbiamo la fortuna di poter leggere i sonetti di Michelangelo, gli appunti del Bernini, le idee e gli schizzi di Leonardo, e li vogliamo insegnare in inglese? Mi pare un vero peccato. Senza contare che poi, in arte e architettura la maggior parte dei termini tecnici, che siano inglesi o francesi, vengono etimologicamente dall’idioma di Dante. Eppoi, sarò forse un conservatore all'antica, ma immaginare un professore italiano che parla con degli studenti italiani, in inglese, mi mette un po' di tristezza e un po' di rabbia.

mercoledì 28 novembre 2012

DISCRIMINAZIONE LINGUISTICA IN EUROPA: HA RAGIONE L'ITALIA(?)



Di fatto, e per ragioni che chiaramente prescindono la linguistica, l’Unione Europea è trilingue: inglese, francese e tedesca; benché tutte e 23 le lingue parlate sul territorio dell’UE siano “ufficiali”. 

Questo ha sempre posto un problema soprattutto per gli italiani: sono infatti i nostri rappresentanti nel parlamento europeo gli unici che pretendono, e spendono parecchio per, un interprete fisso. Mentre persino i francesi, se necessario, si esprimono in inglese, da noi il primo e unico rappresentante italiano a parlare inglese a Bruxelles è stato Mario Monti. 

Sarebbe quindi necessario riflettere sulla necessità di questi interpreti sempre incollati ai nostri politici (qualcuno ha persino portato il proprio dialetto a Bruxelles!); e se non sia più ragionevole imparare una lingua, di fatto, internazionale, come l’inglese, come fanno gli spagnoli, i portoghesi, che pur sono orgogliosi e proteggono la propria lingua-cultura in modo duro e irremovibile, fino a chiamare “ratòn” quello che noi italiani chiamiamo, con pronuncia mostruosa, mouse. Per non parlare degli europei del nord (danesi svedesi ecc) che praticamente sono bilingui.

Per quanto riguarda il francese, bisogna ammettere che è incomparabilmente più parlato nel mondo rispetto all’italiano; a questo si aggiunga che i francesi non sono ancora riusciti a mandare giù il fatto di essere stati superati, in prestigio linguistico, dall’eterno nemico inglese. Il tedesco, molto meno parlato delle prime due lingue, è tuttavia il veicolo del paese dominante in Europa: e va da sé che un paese potente impone facilmente la propria cultura. (d'altronde è esattamente la stessa cosa per inglese e francese, anche se in tempi più remoti).

Non si capisce perché lo spagnolo, che sebbene non sia veicolo di una superpotenza militare economica è tuttavia una delle lingua più parlate al mondo, non sia tenuto in considerazione.

Ad ogni modo, se per ragioni pratiche, e anche di semplice cultura, non ci sarebbe niente di male, nel parlamento europeo ad esprimersi tutti in inglese; tuttavia, se le lingue ufficiali sono 23, in tutte e 23 le lingue i bandi di concorso europei devono essere scritti e pubblicati. Mentre, fino ad oggi, lo si faceva solo nelle 3 lingue più “potenti”; il che è paradossale, poiché si chiede, ma solo in queste tre lingue, di conoscere perfettamente una delle 23 lingue ufficiali, e in maniera “soddisfacente” una delle 3: inglese o tedesco o francese. Per cui, se io conosco bene il greco, e un po’ il francese, ho i requisiti giusti, almeno per competenze linguistiche. Tuttavia, se conosco sommariamente il francese, come potrò leggere e capire approfonditamente un bando di concorso scritto unicamente in francese (o inglese, o tedesco)?

venerdì 23 novembre 2012

GLI SVIZZERI TUTELANO LA CULTURA ITALIANA. GLI ITALIANI?

L'italiano in Svizzera: lusso o necessità?

Anche gli svizzeri italofoni si accorgono della brutta direzione intrapresa dall’italiano, ma a differenza nostra, cercano di conservare la propria identità.

“L’italiano in Svizzera: lusso o necessità?” era il titolo del convegno su italianità e plurilinguismo nel municipio e nell’Università di Basilea il 16 e il 17 novembre scorsi, a cura dell’ateneo della città svizzera e della Asri, associazione svizzera per i rapporti economici e culturali con l’Italia a cui ha partecipato anche la direttrice della sezione di Italianistica della Università di Basilea Maria Antonietta Terzoli. Gli italofoni sono in discesa: si ha sempre meno emigrazione e le seconde e terze generazioni ormai si sono integrate con la cultura linguistica tedesca.

L’associazione “Coscienza svizzera” –  tra i promotori della petizione intitolata “Italicità: non solo Svizzera italiana” varata a margine delle giornate di riflessione – afferma, attraverso il presidente dell’associazione, l’economista luganese Remigio Ratti,  già direttore della RadioTelevisione Svizzera,  che l’italiano sta subendo una lenta marginalizzazione nel suo paese: « Usiamo il termine “italicità” nella petizione perché rivendichiamo l’urgenza che faccia quadrato la comunità di chi si riconosce, al di là delle origini e dell’esperienza di vita, in una comune matrice culturale italiana».

Loro, gli svizzeri, si riconoscono in una matrice culturale, la nostra, che noi calpestiamo quotidianamente. Loro, gli svizzeri, si muovono e cominciano a discutere per trovare soluzioni in difesa della lingua nostra, l'italiano, che noi disprezziamo e offendiamo quotidianamente.

E non scherzano affatto, loro: rivendicano l’importanza della propria identità chiamando in causa le basi stesse su cui la repubblica svizzera si è formata:

giovedì 22 novembre 2012

COME PROMOZIONARE AL MEGLIO I TUOI PRODOTTI!!

definizione "promozionare" secondo la Treccani
Se visitate questa pagina perché attirati dalla strana parola, avrete delle spiegazioni. Se invece siete qui per "promozionare" i vostri prodotti, siete cascati nella mia trappola. Ammetto fin da subito che non sono assolutamente in grado di darvi consigli in merito; tuttavia un piccolo suggerimento mi sento di darvelo: non usate la parola "promozionare".

Non perché sia "brutta", o per ragioni di purismo, nè (soltanto) perché esiste già il più agile "promuovere": vi consiglio di non usarla per una questione di dignità personale. 

Mi spiego: da dove viene "promozionare"? Il Vocabolario Treccani ci spiega che "promozionare" è: 

v. tr. [der. di promozione, per calco dell’angloamer. (to) promote] (io promozióno, ecc.), non com. – Provvedere a lanciare sul mercato un prodotto con un’adeguata opera di propaganda. 

Mi sono spiegato? 

mercoledì 21 novembre 2012

ELECTION DAY, ANZI ELECTION DEI

Election day, o se proprio volete dirlo volgarmente "giorno delle elezioni", è l'argomento preferito in questo giorni da tutti i giornali, cartacei televisivi o in rete. Di che si tratta? sul sito di Repubblica si legge: 

"Benché esista una vecchia canzone dei Duran Duran con questo titolo (1985), è plausibile che il termine sia stato coniato in analogia con "D-Day" (decision day, il giorno della decisione),  la data dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944).  Si tratta dell'accorpamento in un'unica data di procedimenti elettorali diversi (politici generali e amministrativi locali), a fini di praticità e di risparmio, già realizzato nel 2008."

Non si specifica, in questa spiegazione, che si tratta di una locuzione nata nei paesi anglosassoni, tanto ci sentiamo accorpati a questi. Tuttavia si specifica ampiamente che in Italia, l'usanza di accorpare diverse elezioni, adottata per chiari motivi razionali in molti paesi democratici, ha invece assunto un profondo significato politico dalle caratteristiche tutte italiane e incomprensibili al di fuori della penisola. (per approfondire clicca qui).

A questo punto possiamo porre la domanda che ci sta a cuore. Che bisogno c'era di usare un espressione inglese? Perché in inglese è più efficace, più "fico", che in italiano? Mi pare che almeno in questo caso si possa essere tutti d'accordo che l'espressione rimane praticamente inalterata nella traduzione. 

Bisogna dire Election day perché l'idea viene dal mondo anglosassone? Non saprei, ma anche se fosse, la domanda rimane tale e quale. Per quale motivo usare una parola inglese per un concetto di cui si parla quotidianamente e che riguarda direttamente ogni singolo cittadino; ITALIANO?

Per di più da noi l'espressione Election day, come dicevo, ha preso dei connotati prettamente italiani, racchiude in sé uno scenario complicatissimo che tocca il rapporto stesso tra la politica regionale e quella nazionale, una battaglia politica a colpi di date e dati che solo in Italia poteva arrivare a trame tanto intrecciate. 

Allora perché? Solo per pura sottomissione alle pressioni anglicizzanti, per puro "auto-colonialismo"? Pare di si: è lo stesso meccanismo mentale che fa pensare a una bella fetta di italiani che un tecnico non eletto e scelto, mandato, da altri paesi e da interessi privati sia meglio di ciò che abbiamo in casa (che in effetti non è granché). Il nostro atavico amore per il podestà straniero; che se proprio non vuole venire a conquistarci con le armi, ci conquistiamo da soli, con la sua cultura e lingua. 

Insomma, non dico che usare un espressione italana rederebbe il tutto più comprensibile; ma forse meno "oscuro", meno subìto dai telespettatori-votanti. O magari non cambierebbe niente, a parte l'impostazione di partenza, che sarebbe sentita come "nostra"; e non è poco.  Ma, ancora una volta, l'inglese sembra essere usato dalla classe dominante italiana come il latinorum di Don Abbondio; e ancora una volta il popolo italiano, tagliato fuori sin dalla base, dalla scelta del lessico, accetta supino le decisioni e le guerre che si combattono a palazzo. 

Sembrerà strano ad alcuni; ma io con Election day mi spiego perché in Italia si è andati avanti sempre per "ventenni" di dominazioni culturali, prima e dopo il fascismo, prima a destra, poi a sinistra e così via. Oggi siamo tutti americani, tutti liberali, tutti bocconiani; lo stesso paese con le stesse persone che formavano il partito comunista più grande e potente dell'Europa occidentale.

Insomma l'importante è trovare qualcuno in cui credere; e per il momento sembra essere Mario Monti col suo inglese affettato e economico; e allora tutti a tutto Spread. Un "capo espiatorio", che ci liberi dal dover decidere per noi stessi. E chiunque riuscirà a conquistare il potere, chiunque sarà il capo, avrà dalla sua parte la maggior parte della popolazione; finché non sarà ora di cambiare "capo espiatorio". 

Altro che Election day; un popolo come il nostro, sempre cattolicamente alla ricerca del capo, dovrebbe parlare di Election Dei.

Ant.Mar.

giovedì 15 novembre 2012

ANDREA CAMILLERI IN DIFESA DELLA LINGUA ITALIANA, PUR NON ESSENDO FASCISTA


Andrea Camilleri, scrittore, ideatore di Montalbano.

“Se All’estero la nostra lingua è tenuta in scarsa considerazione, da noi l’italiano viene quotidianamente sempre più vilipeso e indebolito da una sorta di servitù volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale ci sottoponiamo privilegiando l’uso di parole inglesi.”

Così comincia, Andrea Camilleri, un suo articolo in difesa della lingua italiana pubblicato oggi su Repubblica, intitolato, si noti bene: "Non definitemi un autarchico, ma la nostra lingua sta scomparendo". I termini usati fanno venire quasi il sospetto che lo scrittore abbia letto qualche articolo su questo spazio, dove ripetutamente, da qualche anno ormai, si esprime questo stesso identico concetto: la nostra volontaria sottomissione alla cultura dominante, e il provincialismo sottinteso a questo uso smodato di termini inglesi inutili.

“Il provincialismo italiano, antico nostro vizio, ha due forme. Una è l’esaltazione della provincia come centro dell’universo. E valgano i primi due versi di una poesia di Malaparte, «Val più un rutto del tuo pievano / che l’America e la sua boria»…, per dirne tutta la grettezza. L’altra forma è quella di credersi e di dimostrarsi non provinciali privilegiando aprioristicamente tutto ciò che non è italiano. Quante volte ho sentito la frase: «io non leggo romanzi italiani» o più frequentemente, «io non vado a vedere film italiani».”

Ci fa notare Camilleri.

sabato 10 novembre 2012

NAPOLITANO ACCADEMICO DELLA CRUSCA HONORIS CAUSA

Giorgio Napolitano il 9 nov. all'Accademia
Firenze, 9 nov. - (Adnkronos) - Giorgio Napolitano Accademico della Crusca honoris causa per i suoi alti meriti nel sottolineare a piu' riprese e solennemente il valore della lingua nel processo di unificazione nazionale. Lo ha annunciato la professoressa Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca, precisando che il titolo e' stato conferito al presidente della Repubblica ieri al Quirinale durante un'udienza concessa alla delegazione della secolare istituzione fiorentina incaricata di custodire la 'purezza' della lingua italiana. Per l'occasione, Maraschio era accompagnata dal presidente onorario Francesco Sabatini e dalla vice presidente Paola Manni. Maraschio ha illustrato a Napolitano la recentemanifestazione tenutasi a Firenze dal titolo ''Piazza delle lingue 2012'', promossa in occasione del IV Centenario della prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, pubblicato a Venezia nel 1612. La delegazione ha portato in dono al presidente Napolitano una scelta di volumi appena pubblicati dall'Accademia e dedicati, in particolare, all'evolversi della lingua nazionale in ambito storico, sociale e giuridico, durante i 150 anni dell'Unita' d'Italia. Nella delibera del Collegio degli Accademici della Crusca si precisa la motivazione per la quale il presidente della Repubblica e' stato insignito del titolo di Accademico della Crusca honoris causa. ''Forte della sua formazione giuridico-politica'', Giorgio Napolitano ''ha piu' volte affermato la funzione istituzionale della lingua, collante sociale e forma viva dello spirito della nazione e strumento per conseguire primarie garanzie democratiche nel processo della comunicazione sociale''

venerdì 26 ottobre 2012

LINGUA INGLESE: ITALIANI I PEGGIORI D'EUROPA



clicca sull'immagine per vedere tutta la classifica EPI

In Europa siamo noi, insieme ai Russi, quelli che parlano peggio inglese. E' quanto emerge dal rapporto 2012 EF Education First English Proficiency Index (EPI), pubblicato da EF Education First, la nota organizzazione internazionale specializzata nella formazione linguistica e accademica nata nel 1965 con l'obiettivo di "abbattere le barriere linguistiche, culturali e geografiche nel mondo".

È l'organizzazione internazionale più diffusa e potente nel settore dei corsi di lingue all'estero, viaggi di studio, percorsi accademici e programmi di scambio culturale, con una rete di 400 scuole e uffici in tutto il mondo. E il rapporto EPI è la più ampia ricerca comparata in questo settore a livello internazionale, basata su un campione di 1,7 milioni di persone in 54 Paesi che ha consentito di valutare il livello di conoscenza dell'inglese tra gli adulti nel mondo. O meglio, in quella parte di mondo che gliene frega qualcosa, dell'inglese. 

La prima edizione del è stata pubblicata nel 2011: L'EF EPI è basato su test di grammatica, vocabolario, lettura e comprensione orale.

mercoledì 24 ottobre 2012

THE POLITECNICO OF MILANO: L'ABBANDONO DELL'ITALIANO



collegamento all'articolo di Sean Coughlan tradotto in italiano

Il Politecnico di Milano annuncia che entro il 2014 la maggior parte dei corsi saranno tenuti in lingua inglese.

Il professor Azzone, Rettore dell’università, sostiene che questa è una decisione vitale per la sua università. “È estremamente importante: al momento ci sono due scelte. Restare isolati nel proprio paese – il che non è realistico in un mondo globalizzato. L’altra opzione è aprirsi e essere capace di lavorare in un contesto internazionale. O la nostra università lo capisce oppure il nostro Paese diventerà isolato, cosa insopportabile per una nazione come l’Italia.”

È quindi una scelta obbligata, volenti o nolenti la lingua italiana ha fatto il suo tempo, e se oltre 60milioni di persone ancora non l’hanno capito, sarà meglio imporre (imporre!) la lingua che è doveroso parlare. Giusto? Per lavorare in un contesto internazionale bisogna soprattutto scrivere in inglese, non tanto valorizzare e finanziare la scuola e l’università. Per questo progetto saranno stanziati ben 5 milioni di euro; che meglio di così non potevano proprio essere spesi.

In realtà l’abbandono della nostra cultura pare un peccato persino agli inglesi: “Italy might have been the cradle of the last great global language - Latin - but now this university is planning to adopt English as the new common language” commenta Sean Coughlan, corrispondente della BBC.

lunedì 22 ottobre 2012

LA FORNERO: "CHOOSY" È SE VI PARE...



Elsa Fornero in versione 'choosy'. (clicca sull'immagine per il video)

È di oggi pomeriggio l’esternazione del ministro del Lavoro Elsa Fornero, secondo cui i giovani sarebbero troppo choosy.

Col tono della vecchia nonna che dall'alto della sua esperienza ci redarguisce su come va il mondo il ministro consiglia ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro: 

«Non bisogna mai essere troppo “choosy”, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale».

Esatto, ha detto proprio così: choosy, e tutti i giornali si sono affrettati a tradurre "schizzinosi". Molto meglio choosy di “schizzinosi” nevvero? Intanto lasci l’ascoltatore almeno per un attimo interdetto da una parola così poco comune – talmente poco comune che si direbbe non sia italiana! – e poi passi pure per uno che ha una grande competenza linguistica.

Questo è in realtà il secondo strafalcione del ministro, che in quanto a esternazioni pubbliche, pare, non ne azzecchi una. Già durante il suo primo discorso in pubblico da ministro si mise a piangere, ma il suo primo vero inciampo fu qualche mese dopo, quando se ne uscì con l’espressione “paccata di miliardi”.

Ecco che allora oggi la Fornero, con choosy, chiude il cerchio e ci dà occasione per parlare del suo linguaggio, che è poi comune a tutta la classe dirigente.

domenica 21 ottobre 2012

PARROCO AGGREDITO DAL PREFETTO DI NAPOLI. LA QUESTIONE DEI 'TITOLI' IN ITALIA



don Maurizio (a destra) aggredito verbalmente dal "signor" DeMartino (col dito alzato)

Il video che da qualche giorno fa il giro della rete e ha suscitato una valanga di appoggi al parroco “anticamorra” Don Maurizio Patriciello è rappresentativo della nostra società su più livelli. 

(clicca sull'immagine per guardare il video)

Innanzi tutto, la mente non può non andare a un altro recente episodio: la presidente della regione Lazio Renata Polverini che blocca il traffico, prende una via contromano con la sua bella auto blu… per andare a far compere in un negozio di scarpe. Insomma, ormai anche i più sprovveduti vedono che l’atteggiamento della classe dirigente, e dei politici soprattutto, è arrivata a un arroganza tale da non essere più accettabile. Tanto più quando, come nel caso delle scarpe e in questo del buon prete, la prepotenza si consuma in modo del tutto gratuito, per motivi futili. Il che la rende ancora più offensiva.

Nessun motivo infatti poteva essere più futile, e arrogante, di quello sollevato dal prefetto De Martino: offeso dal’appellativo “signore”. Evidentemente, sentendosi in difficoltà per la gravità dei problemi sollevati dal parroco, ha sentito il bisogno di fare appello alla sua presunta superiorità in quanto rappresentante delle istituzioni: per questo continua – Sgarbi docet – per più di un minuto, nonostante le ripetute e umili scuse del prelato , la sua aggressione verbale.

Questa di rispondere gridando, e attaccando la forma, invece del contenuto, è una meschinità tipica dei dibattiti televisivi, e, vediamo da questo video, anche quotidiani. Questo è purtroppo indicativo di una decadenza linguistica che non è meramente lessicale, ma addirittura semantica, una carenza di pensiero: non si è in grado di sostenere dei discorsi ad un livello di coerenza minimo richiesto da qualunque mente non totalmente sprovveduta.

Ma dato che i prefetto fa un obiezione sulla forma, ci invita a nozze; e gli rispondiamo in questo campo, per filo e per segno.

sabato 20 ottobre 2012

NO MONTI DAY (MA CHE FANTASIA!)


Dopo il No Berusconi Day, e l' Occupy Roma, e gli indignados/indignati, arriva il No Monti Day, corteo che il 27 ottobre partirà da piazza della Repubblica a Roma.

Non sono qui per discutere sui meriti di queste manifestazioni, ma per chiedermi: "quand'è che faremo una manifestazione vera?"

E per vera intendo "sincera", cioè nella nostra lingua, oltre che ideata da noi, nostra. Così avremo, forse, la forza dialettica unitaria e identitaria per portare avanti dei punti fermi. Perché il Movimento 5stelle, che ha tanto seguito, ha un nome italiano? Perché i cosidetti grillini parlano di "rete" e non di "internet"?

Sono pronto a scommettere (ma è indimostrabile) che c'entra qualcosa il parlare italiano (anche "basso") col successo di Grillo. Più in generale: parlare chiaramete la ligua di chi ti ascolta, aumenta le probabilità che costui ti ascolti fino in fondo. Non è una regola ovvia della comunicazione linguistica?

Questa ennesima manifestazione allora - scommettiamo? - porta già in sè il germe della sconfitta, della dissoluzione rapida. Lo porta nel suo nome "falso", non sincero. Così come le precedenti che si sono risolte nel nulla, in scontri prima e in presidi di pochi e inascoltati attivisti poi. 

Questa è l'enesima manifestazione che non ha alcun senso se non quello della valvola di sfogo. Ormai in Italia le manifestazioni politiche hanno il ruolo sociale del carnevale nelle società antiche e medievali: far sfogare il popolo per evitare proprio che si ribelli durante l'anno alle regole ferree e dittatoriali della classe dominante. E se ci saranno gli scontri previsti dalle forza dell'ordine (ma ormai gli scontri li prevedono sempre, un po' per non avere responsabilità eventuali, un po' per poter attaccare per primi), non avranno altro significato che il far sfogare i più giovani. 

Non sono per la violenza; ma se si vuole fare una rivoluzione questa serve: ma non una giornata di rottura di vetrine (e di coglioni): serve una lotta continua organizzata e in tanti. Cosa che in italia non si è MAI vista, e non si vedrà adesso.

Sono pessimista? si vedrà dopo il 27 Ottobre. La mia opinione è che questa manifestazione non convince se non una minoranza dei suoi stessi partecipanti; e una delle cause, oltre alla serpeggiante sfiducia nella democrazia, è proprio il suo titolo straniero, anzi "strano".

Ant.Mar.

TRISTEZZA, LA "PAROLA DEL MESE"

Nell'ultima settimana mi è capitato un fatto strano su questo giornaletto, e vorrei condividere l'interpretazione, probabilmente sbagliata, che ne faccio.

La media di visite per ogni articolo pubblicato in questo spazio è di 6-10 visite; i primi anche meno. Ma nelle ultime settimane proprio uno di questi articoli, vecchio e neanche interessante, è stato visitato più di 200 volte!

Inizialmente mi sono preoccupato, ho pensato a qualche spam o roba del genere. Ma poi sono andato a vedere l'origine del traffico e ho scoperto che la maggior parte di visitatori arrivati sul mio articoletto aveva cercato "tristezza" su google immagini; e moltissimi altri avevano cercato frasi contenenti la parola "tristezza". 

Ma uno spazio sconosciuto e praticamente senza lettori, come questo, come fa ad essere trovato più di 100 volte in due settimane? Dovevano essere proprio tanti quelli che hanno cercato "tristezza"! Cerco a mia volta la parola sulle immagini di google, e scopro che quella che è collegata alla mia pagina è la 14° a comparire su più di 70milioni di immagini. Pazzesco, no?

E allora, "la parola di questo mese è tristezza".

Tanti, moltissimi, troppi italiani tutti insieme, questa è la mia idea, nell'utimo mese hanno cercato espressione del loro stato d'animo su Google.it, come su un oracolo. Non lo facciamo tutti in fondo?

Brutti tempi. Anzi, tristi.

Ant.Mar.

venerdì 19 ottobre 2012

MR BEAN CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO


Rowan Atkinson nei panni di Mr Bean
Rowan Atkinson, il noto attore inglese che interpreta Mr Bean (e molto altro), è sceso in piazza, davanti al parlamento di Westminister, per protestare contro l'eccesso del politicamente corretto nel suo paese.

Infatti a causa della sezione 5 del Public Order Act, del 1986, intitolata: Act outlaws threatening, abusive and insulting words or behaviour, negli ultimi anni si sono susseguite una serie di arresti e condanne assurde: ad esempio un ragazzino di 16 anni per aver abbaiato a un cane, è stato trascinato di fronte al giudice. (cfr immagine)

XII SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO. LO SAPEVATE?



il tema della XII edizione è: Italia dei territori e Italia del futuro
Si sta per concludere la dodicesima Settimana della lingua italiana nel mondo. Ne sapevate qualcosa?

Questa iniziativa, ideata dal grande linguista Francesco Sabatini nel 2001, allora presidente dell’Accademia della Crusca, e “nata nel 2001 da una felice intesa tra il Ministero degli Esteri e l’Accademia della Crusca, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica” si svolge da allora ogni anno nella terza settimana di ottobre.

L’intento sarebbe quello di promuovere, attraverso iniziative in tutto il mondo, l’uso e lo studio della lingua italiana. Ogni anno un tema viene scelto e viene svolto autonomamente dai vari Enti che partecipano (associazioni culturali, consolati, scuole, università ecc).

“Uno dei momenti clou della manifestazione è una grande videoconferenza, un momento di scambio culturale su larga scala, che coinvolge Enti e Istituti da ogni angolo del globo. Inoltre ogni anno, nell'ambito della Settimana, viene anche indetto il concorso "Scrivi con me", riservato agli studenti delle scuole medie superiori italiane e bilingui all’estero, supervisionato e patrocinato di volta in volta da una diversa personalità di spicco del mondo della cultura italiana.”

mercoledì 17 ottobre 2012

ITALIANO A RISCHIO ESTINZIONE VIRTUALE (E REALE?)



“SONO RISULTATI ALLARMANTI”, afferma Hans Uszkoreit, coordinatore di Meta-Net. “La maggior parte delle lingue europee non dispone di risorse sufficienti e alcune sono quasi completamente ignorate. Molte di esse non hanno futuro”.

Si riferisce ai risultati della ricerca svolta dall’Istituto di linguistica computazionale del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ilc-Cnr) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Bernardo Magnini e Manuela Speranza), rappresentanti italiani dello studio più ampio coordinato da Meta-Net, documentato in 30 volumi disponibili in cartaceo presso Springer e in linea sul sito Meta-net (clicca sull'immagine) e a cui hanno lavorato più di 200 esperti che hanno analizzato 21 lingue europee.

RISULTA infatti dal rapporto intitolato La lingua italiana nell’era digitale che l’italiano, insieme ad altre lingue europee, nonostante la ancora forte presenza in rete, rischia seriamente di scomparire, a favore soprattutto dell’inglese. Ne sia prova quel "digitale" nel titolo della stessa ricerca...

“La percentuale di pagine web in italiano a livello mondiale è raddoppiata passando dall’1,5% nel 1998 al 3,05% nel 2005”, spiega Nicoletta Calzolari dell’Ilc-Cnr. “È stato stimato che nel 2004 in tutto il mondo ci fossero 30,4 milioni di parlanti italiani online. Al di fuori dei confini dell’Unione Europea, parlano italiano 520.000 americani, 200.000 svizzeri e 100.000 australiani. Il numero di navigatori italiani negli ultimi cinque anni è però rimasto stabile, contrariamente il numero di quelli dei paesi in via di sviluppo aumenta notevolmente, cosicché la proporzione di coloro che parlano la nostra lingua subirà una forte diminuzione e potremmo andare incontro a un rischio di sotto-rappresentazione, specialmente in confronto all’inglese”.

E si tenga conto che l’italiano è ancora una lingua prestigiosa, di un paese che ancora conta qualcosa, ameno per l’immagine "prestigiosa" (cultura, arte, architettura, storia, paesaggi... ma anche il tartufo il parmigiano il vino ecc), nel mondo. La situazione di lingue come il lituano, o il basco, è al di là del rischio; queste lingue praticamente non sono rappresentate nella rete, "si collocano tra le lingue ad alto rischio. All'estremo opposto si trova l'inglese, seguito da olandese, francese, tedesco, italiano e spagnolo, con 'supporto modesto'. Nessuna lingua, però, ottiene 'supporto eccellente''

Ottimista: mi viene da pensare come prima cosa che, in fondo, internet non è che lo specchio, con meno pudore forse e meno responsabilità, del mondo. E allora l’Italia essendo un paese piccolo, l’italiano essendo una lingua poco importante per la comunicazione internazionale, insomma, mi viene da pensare che semplicemente l’italiano è poco rappresentato come lo è nella realtà, in cui pochi lo parlano. Insomma, le persone che parlano l'inglese come prima lingua sono molte di più degli italiani. 

Pessimista: se tutti i siti italiani, come sta succedendo piano piano, cominciassero ad abbandonare l'italiano? Già vediamo che moltissimi termini tecnici legati all'informatica - e non solo - sono presi di peso dall'inglese... così si impoverisce la lingua, non usandola. Questo sta già avvenendo.

“Il dato è preoccupante”, dice Claudia Soria dell’Ilc-Cnr, “perché dal momento che le tecnologie linguistiche usate in Internet si basano su approcci statistici, se i dati messi a disposizione in una lingua sono pochi, si innesta un circolo vizioso: pochi dati, tecnologie di bassa qualità, ulteriore limitazione dell’uso di quella lingua”.
tutte le lingue europee

Allora il problema non è tanto nella presenza effettiva; anche se molti italiani non hanno ancora accesso ad internet, e che l’accesso alla rete in Italia è costoso e noioso. Secondo i dati raccolti dai ricercatori, la penetrazione del web in Italia si attesta al 51,7%, con 30 milioni di internauti (circa il 6,3% di quelli dell’Ue) su 58 milioni di cittadini: la loro crescita è stata del 127,5% tra il 2000 e il 2010.

DAL VIRTUALE AL REALE - Il problema sta invece nel modo di funzionare dei motori di ricerca. Non sto qui a dilungarmi sul tanto celebrato algoritmo dei creatori di Google, che gli ha permesso di diventare ciò che sono. Consiglio di andarsi a leggere un ottimo libro di Alessandro Baricco, “I Barbari”, in cui tra i vari argomenti della modernità più attuale riflette in maniera elementare anche sulla base del pensiero che sta in questo algoritmo. Per dirla brevemente; Google consiglia per prime le pagine che hanno più visitatori. Per cui, mettiamo, se io cerco su internet un testo raro, troverò prima una versione cliccata da milioni di persone, ma niente mi garantisce che quel testo sia la versione migliore, che potrebbe trovarsi in un sito lituano, poco conosciutala lingua, poco conosciuto a dovere il documento, perché si tratta di una cosa da “specialisti”, ma disponibile da qualche parte, quasi introvabile.

Insomma: se ci sono pochi siti, funzionando i motori di ricerca con criteri statistici (cioè di quantità, e non di qualità), i pochi siti italiani rischiano di finire in fondo alla centoquarantaquattresima pagina di Google.

Se chi parla italiano, tra i madrelingua e gli stranieri (bilingui, figli di emigrati, studenti, appassionati), in totale non arriva neanche alla metà della metà di chi parla inglese, i siti italiani avranno ovviamente meno visite. Ciò non toglie che quel sito sia meno rappresentativo, e il “blog di Beppe Grillo” ne è la prova.

Ma la concezione quantitativa che sta alla base di internet, se può portare alla sparizione di molte lingue sulla rete, può per questo provocare, a lungo termine, la sparizione di queste lingue nella realtà; gli stranieri si troverebbero facilitati a conoscere altre lingue rispetto alla nostra, gli italiani potrebbero vedersi costretti, e in buona parte già lo sono, ad abbandonare l’italiano. Proprio perché internet è lo specchio del mondo reale. “la presenza ‘digitale’ di una lingua in applicazioni e servizi basati su Internet è ormai un elemento cruciale per mantenere la vitalità culturale di quella lingua.” Si legge ancora nel rapporto.

SPERANZA... E allora pubblicizziamo la ricerca, che ci incoraggia alla reazione dandoci dei mezzi concreti: “Per i prossimi decenni la comunità italiana deve fare uno sforzo sostanziale per creare risorse e strumenti linguistici per l’italiano in grado di trainare la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo in generale. In questo volume verrà presentata una introduzione alle tecnologie linguistiche e alle relative principali aree di applicazione, corredata da una valutazione dello stato attuale delle tecnologie linguistiche disponibili per l’italiano.”

 Nella speranza che il loro appello, che faccio mio, non cada inascoltato, a nel timore (certezza?) che sarà dimenticato tra poche settimane, e che forse il processo è già troppo oltre; l’inglese sta ormai entrando massicciamente nell’italiano, e lo sforzo dovrebbe essere nel reale, oltre che nel virtuale.

La prova? Il sito Meta-net è quasi completamente in inglese; e l’articolo che citiamo, scritto per denunciare la debolezza della lingua italiana, conclude:

“Informazioni aggiornate, come per esempio la versione attuale del vision paper di META-NET […] sono disponibili sul sito web di META-NET.”

CI TENGO a precisare che “vision paper” è un falso tecnicismo facilmente dicibile in italiano; e che “web” è proprio una parola in più, inutile – la parola “sito”, in italiano moderno, bastando per esprimere il concetto che l’inglese (lingua diversa dall’italiano) esprime con due: web-site. Non è una questione di “purezza” della lingua, ma di semplice “economia” del discorso, in questo come nella maggior parte dei casi in cui un italiano usa parole inglesi (pronunciate in modo che un inglese non capirebbe) nei suoi discorsi orali e scritti.

Dovremmo prima essere più italiani noi, cercare e creare siti di valore in italiano (molti italiani residenti in Italia lo fanno in inglese) essere cioè meno succubi di chi è potente in questo periodo storico, esser fieri proteggere e valorizzare la nostra lingua cultura paesaggio cucina… cosa che non pare possibile, e che secondo alcuni ci renderebbe non italiani; il che, oltre ad essere idiota crea un paradosso per cui l’unica soluzione possibile sarebbe perdere la propria identità come i paesi africani e americani colonizzati nei secoli scorsi.

Allora la domanda è, se l'italiano dovesse sparire dalla rete, dopo quanto tempo sarebbe a rischio di estinzione reale? Può sembrare una esagerazione, visto che le lingue durano secoli anche senza internet; oppure non lo è proprio per l'importanza che ha ormai internet, il saperlo usare, che implicherebbe sapere l'inglese, che implicherebbe, alla lunga, di non saper esprimere certi concetti che in inglese; cosa che già accade per alcune parole che, in realtà, un corrispettivo italiano ce l'avevano (o ce l'avrebbero). E quindi l'italiano, alla lunga, diventerebbe una lingua povera o meglio quotidiana, un "dialetto", che, alla lunga, parleranno solo i vecchi. 

Ma forse la lingua italiana ha detto tutto ciò che doveva dire... e buonanotte.

Ant.Mar.