venerdì 11 novembre 2011

SE, E SOTTOLINEO, IF.

Seguendo la puntata di ieri, giovedi 10 novembre 2011, del programma di Michele Santoro, Servizio Pubblico, ho fatto in tempo a segnarmi questo strafalcione, interessante perchè scaturito dalla bocca di chi dovrebbe avere una dominanza linguistica ineccepibile, lavorando proprio con le parole.

Si tratta del min. La Russa (guarda video al min. 1:50), che afferma, in un'intervista: "se noi facessimo una scelta diversa da quella della lega..." e, per sottolineare il "se", per dargli più autorità, afferma: "if, in inglese... se!". 

Mi chiedo, che razza di precisazione è, ricordarci come si introduce una frase ipotetica nella lingua inglese? La memoria va subito alla recente figuraccia del ministro che tentava di parlare inglese in un video che ha fatto il giro della rete. Forse qualche acutissimo consigliere d'immagine ha consigliato al ministro di buttare, quando possibile, qualche parola di inglese a caso, per far vedere che lui sa le lingue, dopotutto. L'effetto è invece, povero La Russa, opposto: tradurre a caso, in mezzo a un discorso italiano, una parola in inglese, fa più che altro l'effetto di un ignorante che osteggi cultura in modo distorto, dichiarando proprio così la propria ignoranza.

Ma io sono maligno, e mi piace vedere significati altri in qualunque cosa, per cui non ho finito. Il tono del ministro, nel caso in questione, era come per sottolineare e per essere più chiaro: la sensazione è che si usi l'inglese come, una volta, si usava l'italiano al posto del dialetto; per dare un certo peso alle parole. Se così fosse sarebbe, a mio avviso, gravissimo, poichè testimonierebbe dell'aver abbandonato la propria cultura (la lingua ne è lo specchio) e aver appaltato il proprio pensiero all'impero dominante, di cui siamo parte periferica. Questo si rispecchia nella sensazione che abbiamo tutti, di aver ceduto la nostra sovranità nazionale, il nostro diritto di decisione sul nostro territorio in quanto popolo, a un'anonimo ente astratto e sovranazionale, come la UE, o quasi sovrannaturale, come il mercato finanziario.

Si potrebbe obiettare che il ministro abbia utilizzato l'inglese, proprio col tono di essere più chiaro, come per voler dire, "dato che i miei interlocutori sembrano non capire l'italiano, uso l'inglese, che è compreso in tutto il mondo". Ma, a parte che a riguardare il video non sembra proprio il caso (invito, se interessa a qualcuno, a giudicare lui stesso il contesto e il modus), sarebbe, secondo me, concedere una finezza di pensiero troppo elevata per il personaggio in questione.

Ant.Mar.