martedì 1 novembre 2011

L'SMS STYLE...

Qualche giorno fa ho trovato quest'immagine mentre giravo a caso per la rete, e me la sono messa da parte. Colgo l'occasione per parlare del famigerato "scritto dei messaggini", e del linguaggio dei cosiddetti "bimbiminKia". Mi è sembrato un caso interessante, questo cartello, che si vuole ironicamente superiore, per quanto sia doloroso constatare ancora una volta che il rapporto che abbiamo con la nostra lingua è davvero strano.

È la tendenza che io ho potuto personalmente riscontrare in tutti gli italiani: la condanna di abbreviazioni nello scritto del tipo cmq, o dell'odiatissima K, è unanime. Eppoi non ci accorgiamo nemmeno - e gli autori di questo annuncio funebre ne sono la prova, che condannano un uso che in fondo ha le sue giustificazioni pratiche, storiche, persino fonologiche, usando l'inglese in un testo italiano - che usiamo parole straniere inutilmente, forse proprio perchè non conosciamo la nostra lingua. Perchè in quest'annuncio si dice che la lingua italiana è stata uccisa dall'SMS style? Non suona doppiamente ironica questa condanna dello scritto giovanile, accorgendosi dell'insulto che si fa alla lingua italiana usandone un'altra come se le mancasse la parola?

È così terribile questo "stile messaggini"? Eppure le abbreviazioni si usano sin da quando l'uomo scrive. Su qualunque manoscritto si trovano segni diacritici che fanno risparmiare spazio e tempo. I monaci benedettini copiavano sotto dettatura, in gruppo; per perdere meno tempo possibile si faceva un uso abbondante delle abbreviazioni. Oggi la mancanza di spazio (di materia su cui scrivere) non esiste più; tuttavia la mancanza di tempo si è fatta terribilmente più pressante. Le abbreviazioni hanno una loro utilità indubbia quando si prendono appunti a lezione o per lavoro. Persino i disegnini, che in molti casi rappresentano proprio una forma comunicativa alternativa a quella linguistica (come la faccina sorridente), in fondo, se non hanno un valore puramente decorativo, possono essere un utile modo per abbreviare la spesa di energie nello scritto. Quello è lo scopo, da sempre. Stesso scopo ha la k, utilizzata sempre più spesso in ke, ki... insomma al posto del tradizionale ch-. È importante solo che si abbia coscienza che si sta usando un sistema abbreviativo, che il k non è (per il momento) accettata nella convenzione grafica dell'italiano, e sopratutto che cmq è un'abbreviazione.

Per il resto non ci sarebbe niente da condannare nell'uso delle abbreviazioni e della famigerata k, nel cui caso, poi, non solo si ha un risparmio di tempo spazio ed energie; ma si ha anche una trascrizione più semplice e foneticamente più esatta della pronuncia orale. Inutile specificare che una lingua è parlata o non è; la codificazione grafica arriva in un secondo momento, se arriva, ed è solo un passaggio di secondo livello, che dovrebbe sottostare alle leggi del parlato. Per questo oggi si scrive gioco e non più giuoco; ad esempio.

Ma dire style invece di stile è tutt'altra storia. Non ha utilità pratiche, non è parola necessaria (magari perchè definisce un oggetto nuovo, come mouse), non è espressione "più esatta"; insomma non è niente. Al massimo introduce una novità grafica, la Y, che per i detrattori della K dei "bimbominchia" dovrebbe essere altrettanto scandalosa. Per di più il rapporto scritto-orale è completamente sballato rispetto agli standard della lingua italiana, in cui questo cartello è scritto.

Cosa ci spinge a guardare schifati innovazioni spontanee delle nuove generazioni alle prese con le nuove tecnologie, e ad accettare, supini e incoscienti di farlo, anglicismi inutili?

Ant.Mar.