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martedì 14 gennaio 2014

IL JOBS ACT DI MATTEO RENZI, UN AMERIHANO A FIRENZE



RENZIE : Sin dalla dichiarata intenzione di “rottamare” la vecchia politica, Renzi si presenta come un “giovane”, il nuovo che avanza e tutto i resto; vuole farci credere di rappresentare la possibilità di un cambiamento nell’ottusa e arrugginita società italiana. E ovviamente, con un’associazione di idee che è tutt’altro che giovane, e molto provinciale o arciitaliana, giovane da noi vuol dire ‘mezzo americano’. Potrei introdurre l’argomento richiamando scherzosamente l’ormai noto miscuglio, provincialissimo e creato ad arte, tra la figura di Renzi e Fonzie, raggrumato in RENZIE. Un americano a Firenze. Alberto sordi era ‘mericano; Renzi è piuttosto “amerihano”, con la gorgia.
 
“Cos’è la destra, cos’è la sinistra”, si chiedeva Gaber; a seguire la logica di quella canzone, di sicuro l’America non era molto di sinistra una volta, ma soprattutto uno come Fonzie è… “sempre in fondo a destra”, in quello che lui chiamava il suo ‘ufficio’.

Ma andiamo al punto: Renzi è talmente amerihano da aver proposto, come sua prima azione significativa da novello segretario de PD, niente popò di meno che un “job (o jobs, o job’s) act”. In Italia, dove, sembra ci sia bisogno di ricordarlo, si parla italiano, un politico concittadino di Dante, e italofono, fa un job act.
 
Una sola parola, ben sillabata: Ri-di-co-lo. Come ridicola era (è) la Spending Review (cfr articolo). Ridicolo per almeno 3 motivi.

domenica 15 dicembre 2013

LETTA AL TEMPO DEGLI OUT OUT.

Su Rai.tv troviamo un servizio intitolato "Letta: è finito il tempo degli OUT OUT". Si, scritto così, all'inglese. Un errore che non stupisce più di tanto, purtroppo, dato che il livello culturale bassino dei giornalisti italiani è ormai diventato un luogo comune. 

D'altronde, i giornalisti fanno parte, teoricamente, della classe colta di un paese: possiamo quindi solo immaginare il livello della classe non colta... e il discorso diventa più allarmante, ma non meno noto. Che gli italiani siano ignnoranti, lo si sa, e Tullio de Mauro è il primo a denunciarlo quasi quotidianamente. 

Però, voglio affrontare il discorso da un altro punto di vista. Non è tanto sull'ignoranza di quelli che non ci si aspetta che siano ignoranti, che voglio porre una domanda: vorrei tentare di andare più a monte. 

La domanda quindi è: perché al latino AUT AUT, si è sostituito l'inglese OUT OUT? ovvero: perché proprio questo tipo di errore? Come interpretarlo? io ho una mia teoria...

martedì 16 luglio 2013

FUORI GLI ITALIANI DAGLI ERASMUS IN INGHILTERRA

Mariastella Gelmini
IL PERCORSO: Tutto comincia più di trent’anni fa. Nel 1980, quando nelle università italiane gli insegnanti vennero divisi tra professori di cattedra, associati e ricercatori, quelli di lingue straniere vennero considerati tra i non titolari di cattedra.

Una decisione contro cui si espresse anche la Corte Europea di Giustizia che, nel 1989, ha riconosciuto come discriminatorie le leggi italiane, le quali negavano ai lettori di lingua straniera perfino l’assicurazione sanitaria e la pensione.

Nel 1995, poi, in risposta alle pressioni dell’Assli (Associazione dei lettori stranieri in Italia), il governo offrì un contratto a tempo indeterminato docenti anglosassoni, ma al tempo stesso riformò il loro status inquadrandoli come “collaboratori linguistici esperti”, fuori dal corpo docenti.

Fino al 2010, quando la ministra Gelmini propose una nuova legge che ha ribadito lo status separato dei lecturers e al tempo stesso estinto tutte le cause legali relative a questa vicenda. 

David Lidington
OGGI: Il ministro britannico per l’Europa David Lidington, durante un’interrogazione parlamentare, ha denunciato la discriminazione subita dai docenti inglesi nelle università italiane definendo il comportamento del nostro Paese “inaccettabile e illegale”.


La Gran Bretagna potrebbe quindi decidere di escludere gli studenti italiani dai propri programmi Erasmus in risposta alle decurtazioni dallo stipendio dei lettori di lingua inglese, previste da una norma voluta dall’ex ministro Gelmini e applicata da diversi atenei italiani.

venerdì 12 luglio 2013

UNIVERSITÀ CATTOLICA: UN CORSO DI MEDICINA INNOVATIVO, MA SOLO SE PARLI INGLESE.



Ormai si è perso il conto delle università italiane in Italia che propongono corsi in inglese. Il primo, e più discusso fu il caso del Politecnico di Milano, in seguito bloccato dal Tar che ha accolto la richiesta di molti docenti. Poi fu il caso dell’Università di Udine, seguita a ruota dalla Ca’Foscari di Venezia, da molti licei – anche classici e scientifici. Tutti cominceranno dal 2014, e ovviamente non poteva mancare la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica, che offre agli studenti italiani, comunitari e non, l’opportunità di frequentare un corso di laurea in Medicina e chirurgia tutto in inglese.

Il corso di laurea si intitola appunto “Medicine and surgery” (medicina e chirurgia); i posti disponibili sono 52 in tutto, così suddivisi: 30 sono riservati a cittadini italiani e comunitari ovunque soggiornanti e a cittadini non comunitari legalmente soggiornanti in Italia; 20 sono i posti per cittadini non comunitari residenti all’estero; 2 quelli riservati a cittadini cinesi nell’ambito del Programma ministeriale “Marco Polo”. La domanda di partecipazione agli esami di ammissione dovrà essere presentata entro il 5 agosto 2013.

Il corso ha l’obiettivo di formare medici che, per la loro preparazione umana e professionale, siano pronti a operare sia nei Paesi più avanzati sia in quelli in via di sviluppo. Ma in inglese. Abbiamo già denunciato in questo giornaletto il gravissimo problema che la dominanza dell’inglese provoca negli ospedali in Italia (cfr. articolo). L’inglese nella sanità dei paesi dove non si parla inglese rappresenta uno dei risvolti più allarmanti, più crudeli, del cosiddetto “solo inglese”. E invece di risolvere il problema, ci prepariamo a formare un esercito di medici che non sarà in grado di comunicare chiaramente con i malati. E, se c’è una cosa che è fondamentale nel trattamento medico, è proprio il rapporto di fiducia e comunicazione bilaterale tra medico e paziente. 

martedì 2 luglio 2013

CHI INSEGNA IN INGLESE VA PREMIATO (?)



Vignetta di Pat Carra

Sul sito del Sole24ore trovo un articolo intitolato "Chi insegna in inglese va premiato" che, ancora, critica gli argomenti del Tar e di molti docenti del Politecnico di Milano, sull’inglese come unica lingua di insegnamento delle lauree specialistiche. Ne ho parlato già in vari articoli: sia in occasione della proposta del rettore, sia in occasione della sentenzadel Tar. Ma le polemiche continuano, quindi continuo anche io. Prendo due stralci significativi dell’articolo in questione; per leggerlo tutto, clicca QUI.

PRIMA FRASE: "Visto con l'occhio di un economista, questa vicenda appare paradossale per l'assoluta non considerazione da parte dei giudici dei fattori di contesto in cui è stata presa la decisione oggetto di annullamento." 

Appunto, con l'occhio dell'economista. Io, se parlo di economia, corro il rischio altissimo di dire stupidaggini. Ma non ho la pretesa di dire la mia su questioni economiche... non lo so, non lo capisco, lo accetto. Tu, economista, non dire stupidaggini sulle questioni di lingua, per favore. 

martedì 21 maggio 2013

SE I PRETI SONO L’ULTIMA SPERANZA DELL’ITALIANO



IL NUOVO PAPA: Fin dal primo momento in cui si affacciò a San Pietro, apparve chiaro che l’immagine che questo nuovo papa voleva promuovere era ben diversa dagli orpelli, cappelloni e scettri di Ratzinger. Poi ha cominciato a dire cose che, nella bocca di un Papa, dovrebbero essere ovvie: ‘denaro falso idolo’, ‘pensate ai poveri’, ‘la corruzione è peccato’, lo Ior… e tante altre belle cose. Vedremo fin dove arriverà nei fatti; quel che ci interessa qui è segnalare come tutti i media si sono subito messi a indagare e studiare i cambiamenti nel “nuovo linguaggio” della chiesa e di papa Francesco. Dal Buongiorno con cui si è presentato alla folla, al “chiamatemi Bergoglio”, fino all’esitazione prima di istallarsi nei sontuosi appartamenti monarchici.

Ma la vera rivoluzione, senza precedenti, non sta tanto nel tipo di linguaggio – familiare o colto, amichevole o spigoloso – ma proprio nella lingua scelta. La cosa non ha colpito nessuno degli organi di informazione più grandi; ma ovviamente non è sfuggita ai linguisti nè agli esperantisti dell’ERA, il cui segretario, Giorgio Pagano ha espresso grande contentezza per le scelte linguistiche di Sua Santità. “Da oggi c'è una piccola speranza in più per la giustizia linguistica nel mondo, grazie a Papa Francesco.” Ha esordito Pagano.