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martedì 2 luglio 2013

CHI INSEGNA IN INGLESE VA PREMIATO (?)



Vignetta di Pat Carra

Sul sito del Sole24ore trovo un articolo intitolato "Chi insegna in inglese va premiato" che, ancora, critica gli argomenti del Tar e di molti docenti del Politecnico di Milano, sull’inglese come unica lingua di insegnamento delle lauree specialistiche. Ne ho parlato già in vari articoli: sia in occasione della proposta del rettore, sia in occasione della sentenzadel Tar. Ma le polemiche continuano, quindi continuo anche io. Prendo due stralci significativi dell’articolo in questione; per leggerlo tutto, clicca QUI.

PRIMA FRASE: "Visto con l'occhio di un economista, questa vicenda appare paradossale per l'assoluta non considerazione da parte dei giudici dei fattori di contesto in cui è stata presa la decisione oggetto di annullamento." 

Appunto, con l'occhio dell'economista. Io, se parlo di economia, corro il rischio altissimo di dire stupidaggini. Ma non ho la pretesa di dire la mia su questioni economiche... non lo so, non lo capisco, lo accetto. Tu, economista, non dire stupidaggini sulle questioni di lingua, per favore. 

PUBBLICITÀ IN LINGUA STRANIERA? BASTA CHE NON SIA ARABO.


La pubblicità oggetto della polemica

IL FATTO: A Bologna, una pubblicità di TIM International ha fatto scattare le polemiche della leghista Borgonzoni su Facebook. Il fatto è che, essendo rivolta agli stranieri residenti, è totalmente scritta in lingua araba, cosa che fa drizzare i capelli alla deputata, dato che, essendo in Italia, “A casa nostra dobbiamo capire quello che viene pubblicizzato e scritto”. La Borgonzoni aveva esplicitamente richiesto l’anno scorso la traduzione obbligatoria in italianopiù grande della scritta straniera”, ma “rimane un vuoto normativo sui cartelloni... Se volessimo adottare il caso più prossimo della giurisprudenza, andrebbero sequestri e sanzionati ognuno con un'ammenda di 516 euro” 

C’è da dire che non sarei affatto contrario alla traduzione sistematica delle pubblicità in lingua straniera, ma “più grande della lingua straniera”? È esagerato anche per uno come me. In Francia, che è un paese ai nostri occhi linguisticamente molto protezionista, questa usanza già c’è: ogni singola frase pubblicitaria – persino le pubblicità di corsi di inglese, spagnolo, italiano – ha un asterisco che riporta, in fondo al cartellone, in piccolo, la traduzione francese. Insomma, nemmeno i francesi mettono il francese più grande della frase pubblicitaria scelta dall’azienda!