Spesso si sentono delicate
orecchie puriste lamentarsi per l’ormai diffusissimo
uso generalizzato del “gli” per indicare non solo il dativo di lui (a lui),
ma anche per il femminile “a lei”,
che la tradizione vorrebbe che sia “le”, e
il plurale (femminile e maschile) che la norma vuole che sia “loro” messo dopo
il verbo.
Gli ho dato un bacio vs. le
ho dato un bacio vs ho dato loro un
bacio: oggi “gli ho dato un bacio” può essere usato per indicare tutti e
tre i casi.
Per il plurale soprattutto, è ormai una rarità sentire “loro”
posposto, se non in ambiti molto controllati e tra persone di una certa cultura
e di molta attenzione. Personalmente non ci vedo niente di male, anzi, mi pare decisamente
più semplice il “gli”, per cui, niente da dire.
Vorrei invece riflettere sull’uso ambivalente, per
non dire neutro, del “gli” che si sostituisce al “le”.
Se colleghiamo questo uso che ormai sembra essersi imposto nella
maggioranza dei casi (anche se meno, mi pare, del “gli” plurale) con la “battaglia” per femminilizzare i
lavori tradizionalmente maschili – e viceversa – la cosa si fa molto interessante.
Le ipotesi possibili sono due.
