domenica 21 ottobre 2012

LO ZINGARELLI 2013 STRABORDA DI NEOLOGISMI



vocabolario dizionario lingua italiana
Recentemente è stata presentata la nuova edizione del dizionario Zanichelli. L'editore punta molto sul numero delle parole in generale e sopratutto sui neologismi e nuovi usi. Infatti, in questa edizione 2013dello Zingarelli ci saranno oltre 1.500 nuove parole, da 'action movie' a 'zompettare' passando per 'widget' e 'giassai'. E tra i neologismi arrivano 'divorziando', 'pensionando' e l'incubo di tutte le dichiarazioni dei redditi: lo 'spesometro'. Per quanto riguarda l'attualissimo termine 'esodati', la registrazione avverrà nell'edizione 2014.

Non sembrano troppe “oltre 1500 nuove parole”? Anche rendendosi conto che una buona parte non sono proprio "parole" nuove, ma nuovi significati di parole antiche, rimane una cifra esorbitante, da un anno all'altro. 
La presentazione del dizionario, a ben guardare, ha in effetti il tono ben poco accademico della pubblicità. E ha proprio questo senso, in fondo, il fatto che ci informino sul fatto curioso che nella prossima edizione ci sarà la parola “esodati”, quasi fosse una nuova figata dell’Iphone.


Colgo l’occasione per fare una piccola riflessione lessicografica (quanto sono noioso eh?). La questione dei neologismi, dal punto di vista di un lessicografo, è molto importante e complessa. È chiaro che non si possono censurare le parole nuove ormai imposte e doverose, come “computer” e così via. Ma è altrettanto importante fare una profonda riflessione, e lasciar maturare la parola prima di accoglierla in un vocabolario. Specie se si tratta di un vocabolario monovolume, cosiddetto “dell’uso”, che è ben lungi dal racchiudere TUTTA la lingua, ma ha un ruolo innanzi tutto pratico e non specialistico.

Insomma: è chiaro che fra 100 – anzi, fra 50 anni – la parola celodurismo non avrà una frequenza d’uso tale da dover essere registrata; così come berluscones. Questo, di registrare tali parole, è il ruolo dei dizionari di neologismi, che hanno infatti vita breve e devono con febbrile frequenza essere rifatti.
Questo è il punto. Solo i dizionari di neologismi devono essere rifatti con frequenza? No, se ciò che ti guida sono criteri lucrativi. Essere costretti a fare una riedizione ogni anno spinge gli editori, più che i lessicografi, a inserire sempre nuove parole, spesso effimere, e a spingere su questa che è l’unica differenza con l’edizione precedente.

Potrebbero mirare a definizioni più chiare, più elaborate, con esempi sia letterari che di linguaggio comune, riferimenti eventuali ai dialetti, all’etimologia, alla fonetica; e in parte lo fanno. Preferiscono inserire “spesometro”; che, per carità, ha altissime probabilità di ritornare e di imporsi nella lingua: ma forse è un po’ presto perché passi dai dizionari di neologismi a quelli dell’uso.

Insomma: ci offrono un falso valore aggiunto, un falso miglioramento del servizio. Un po’ come l’Iphone5, che, dicono in molti, non è che sia poi così diverso dal 4. In entrambi i casi è dovuto principalmente alla rapidità imposta dal mercato. Ma non è questo ciò che più mi infastidisce.

vocabolario_2013
Il fatto è che questa foga degli editori di dizionari di inserire nuove parole li spinge, ovviamente, a inserire svariate parole in inglese. In questo modo, a mio modesto parere, giustificano incoraggiano e diffondono l’uso di tali parole inglesi, che magari con qualche anno di “libertà”, non ufficializzate, si sarebbero adattate meglio alla lingua italiana.
Mi sembra che possa essere il caso di action movie; o di widget. Chi sente queste parole come italiane, chi le usa regolarmente senza sentirne almeno un po’ l’estraneità? Voglio dire: non è come “gratis”, che è proprio italiana, sentita come tale, sebbene non rispetti alcune regole fonetiche e sia in effetti presa di peso dal latino. Una volta non si diceva “film d’azione”? Io lo dico ancora per la verità… 
e widget? Non essendo propriamente un "informatico" sono andato a cercarne il significato. Infatti, non conoscendo la parola, non sono neanche in grado di farmi un'idea, almeno vaga,di che cosa si tratti. è un limite questo, oppure no?

Chiunque, trovando una parola sul dizionario, istintivamente la sente “esatta”, si sente autorizzato a usarla. Probabilmente neanche i lessicografi si rendono conto di questa loro responsabilità. Dovrebbero lasciare che certe parole compiano il loro corso, prima di ufficializzarle, di inchiodarle arbitrariamente alla nostra lingua “scritta”.

Ma soprattutto, dovrebbero rendersi conto che fare un'edizione ogni anno di un vocabolario dell'uso, forse, non vale la pena. Dal punto di vista documentario intendo; commerciale non saprei, non mi interessa.

Ant.Mar.